Una località considerata sacra dai nativi americani è il Rainbow Bridge National Monument, una tappa obbligatoria per vedere questa meraviglia alta più di ottanta metri, che si innalza sulla terra sacra agli indiani Navajo all’interno di un canyon sul lago Powell raggiungibile solamente con una gita in barca.

Questo posto oltre ai colori e alla fauna che lo abitano è un luogo che infonde spiritualità e silenzio in considerazione del fatto che le tribù indiane vicine lo considerano un territorio religioso sacro, infatti, si recano sotto la campata per pregare e fare offerte, è perciò obbligatorio rispettare le leggende e la storia che lo circondano. All’interno del sito si raccomanda “di trattare il Rainbow Bridge e i canyon circostanti con rispetto. Rimani sul sentiero per evitare di calpestare le piante intorno al Rainbow Bridge. Avvicinati e visita il Rainbow Bridge come faresti con una chiesa.
Si prega di rispettare le credenze degli indiani per Rainbow Bridge. Il vero significato di Rainbow Bridge va oltre l’ovvio. È davvero un ponte, un ponte tra le culture”.
Anche l’Antelope Canyon si trova sulla terra Navajo ed è gestito dalla Navajo Nation Parks & Recreation, sul cui sito si trovano tutte le informazioni necessarie. È un canyon lungo e stretto e tortuoso che si divide in due porzioni, divise dalla statale 98, l’Upper Antelope Canyon, lungo circa trecento metri più facile da visitare e per questo più affollato e lo Lower Antelope Canyon più lungo e sinuoso. Tutti e due sono visitabili solamente se accompagnati da guide Navajo anche perché essendo dei cosiddetti slot canyon sono soggetti a inondazioni improvvise causate dalle piogge improvvise e violente.

Sono apprezzatissimi dai fotografi per gli scatti, in condizioni di luce precarie, che ne possono scaturire soprattutto a mezzogiorno quando la luce cade perpendicolare alle rocce, una vera sfida e un ricordo di una natura che ti stupisce sempre.
Anche la visita alla Monument Valley è gestita dalla Navajo Nation Parks & Recreation. Questa meraviglia naturale è una pianura desertica che è diventata uno dei simboli degli Stati Uniti d’America grazie ai film western e non solo a cui fa sfondo. Chi non ricorda le scene con attore protagonista John Wayne, la lunga corsa “mettendo un piede davanti all’altro” di Forrest Gump o quelle di un film come “Easy Ryder”. Si trova ai confini degli stati dello Utah e dell’Arizona. Per visitarla e vedere tutte le sue peculiarità e sfaccettature consiglio spassionatamente di affidarsi alle guide Navajo ed intraprendere un giro a bordo delle loro jeep, il prezzo è abbordabile. In questo modo si esce dai percorsi obbligati, ci si può addentrare nella pianura vedere petroglifi e caverne scoprire lati nascosti come Hunts Mesa e Mistery Valley. Fermarsi nei punti più scenografici e cogliere istanti fantastici per esempio con l’arcobaleno che fa da contorno a questi pinnacoli di un rosso vivo, come è successo a me, oppure che si tagliano nel cielo del tramonto o dell’aurora, si rimane a bocca spalancata di fronte a questo spettacolo. Vedere queste torri di arenaria, mesas o buttes a seconda della loro conformazione, formatasi con l’erosione del tempo e dell’acqua.

I punti panoramici sono molti, ma i più famosi sono il John Ford Point, il più visitato e scenografico a tal punto da essere “sfruttato” per farsi fotografare a cavallo per pochi dollari; il Three Sister tre pinnacoli che si distinguono per la loro sottigliezza; the Mittens and Merrick’s Butte, la classica foto appena arrivati nel parcheggio; the Elephant Butte, una classica conformazione a forma di elefante; l’Artist’s Point, una terrazza con vista panoramica della Monument Valley a dir poco strepitosa; il Totem Pole, il più bello, quello che mi ha affascinato maggiormente, un residuo di un butte, quindi un alto e sottilissimo pinnacolo di roccia attorniato da un altro gruppo di queste guglie chiamato Yei Bi Chei, divinità dei Navajo; infine la Rain God Mesa, un misto di sabbia, sassi, archi e pinnacoli che assomigliano ad una fortezza, il centro geografico del parco, qui i nativi pregano il Dio della pioggia. Ovviamente ce ne sono molti altri, in tutto sono ventisette tutti diversi tra loro chiaramente senza dimenticarsi del Forrest Gump Point, sulla US 163 Scenic Drive. Attenzione al fuso orario perché qui si applica l’ora legale a differenza di tutto lo stato dell’Arizona.
Anche nelle Black Hills ci sono luoghi sacri come la Devils Tower, una torre dalle caratteristiche uniche situata nello Stato del Wyoming. La sua struttura formata da fessure di roccia basaltica con andamento parallelo attira molte persone dedite all’arrampicata, proibita nel periodo di giugno quando si svolgono le cerimonie sacre alle tribù indiane dei Lakota, dei Cheyenne e dei Kiowa, perché considerata sacrilegio. Sul sito, apposito, nella pagina dedicata all’aspetto culturale, si possono trovare le numerose storie, leggende e racconti sacri che riguardano questo luogo e che sono state tramandate oralmente dalle tribù indiane, ognuna delle quali ne ha di proprie.

Inoltrandosi lungo i sentieri che si sviluppano tutt’attorno alla torre è facile incontrare segni di questa devozione. Questo picco è diventato famoso al grande pubblico grazie al film di Spielberg “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.
Sempre nelle Black Hills ma in Sud Dakota a poche miglia, circa diciotto, di distanza tra loro possiamo visitare due sculture che contrastano tra loro per il significato che gli viene attribuito. Parliamo del Mount Rushmore e del Crazy Horse Memorial.

Il Mount Rushmore è una grandissima scultura su una parete di granito iniziata nel 1927 e terminata nel 1941. Vi sono raffigurati volti di quattro presidenti, precisamente George Washington, la nascita, Thomas Jefferson, la crescita, Theodore Roosevelt, lo sviluppo e Abraham Lincoln la conservazione della nazione americana nei suoi primi anni di storia.
Il sito oltre ad alcune informazioni importanti sulla visita, come ad esempio il percorso che porta proprio molto vicino alla scultura, racconta anche la loro storia.
A mio parere sono molto più interessanti le storie di terre rubate ai Lakota dopo la guerra del 1876 nonostante il trattato di Fort Laramie del 1868 che aveva concesso le Black Hills ai nativi. Ancora oggi le polemiche non si sono mai smorzate, infatti nel 2020 proprio qui c’è stata una dimostrazione con arresti contro l’allora presidente Donald Trump per rivendicare il torto subito dagli Oglala Lakota. Se a tutto questo si aggiungono anche i legami con il Ku Klux Klan che aveva lo scultore è facile capire come sia nata l’idea di contrapporre a questo gruppo scultoreo la creazione di un monumento che raffigurasse Cavallo Pazzo ovvero colui che sconfisse il generale Custer nella battaglia di Little Big Horn.

Consultando sito del Crazy Horse Memorial che recita “la nostra missione è proteggere e preservare la cultura, la tradizione e il patrimonio vivente degli indiani del Nord America” si nota subito questo contrasto, anche se in forma forse molto sfumata. La costruzione, iniziata nel lontano 1948 ad opera di Korczak Ziolkowski, ormai deceduto, si trova nelle Black Hills nello stato del South Dakota.
Questo monumento vorrebbe commemorare Tasunke Witko, ovvero Cavallo Pazzo, diventato famoso per aver sconfitto il generale Custer nella battaglia di Little Bighorn, ma anche per non aver mai accettato il confinamento nelle riserve. L’opera è solamente ad uno stato iniziale, tuttora è completato solo il viso, e non ho capito quando verrà terminata viste anche le dimensioni che la faranno divenire la seconda statua più alta del mondo. Tutto il complesso del memoriale, se e quando sarà terminato, avrà un intento divulgativo della storia e della cultura dei nativi americani sin dai tempi precolombiani, molti reperti, infatti, sono contenuti e visibili nelle sale dell’Indian Museum of North America®. In questo senso è un progetto senza fini di lucro anche se ancora oggi è veicolo di controversie anche tra gli stessi discendenti di Cavallo Pazzo, infatti, le Black Hills sono una terra sacra per le tribù indiane e perciò per alcuni costruirci sopra equivale ad una profanazione della loro cultura, altri ci vedono anche profitti economici visto l’enorme interesse turistico e commerciale che si è sviluppato negli anni.

Fort Laramie National Historic Site nel sudest del Wyoming ha rappresentato un avamposto commerciale anche se è più ricordato come un distaccamento militare che ebbe un ruolo fondamentale nelle guerre di espansione verso ovest e nella corsa all’oro contro le tribù delle pianure settentrionali, soprattutto Lakota, che come sede di trattati, ad esempio quello del 1868, ancora oggi oggetto di discussioni.
Visitarlo ci riporta appunto agli anni della metà del milleottocento si vedono le camerate dei militari la decina di edifici, restaurati, che ora compongono questo sito ricco di storia, di incontri e di controversie non ancora sopite e le rovine degli alloggi degli ufficiali. Con il passare degli anni e soprattutto con la costruzione della ferrovia transcontinentale, che collegava la baia di San Francisco all’est del paese, l’importanza strategica di tappa commerciale e militare del forte diminuì progressivamente fino ad essere dismesso nel 1890. Singolare anche il vecchio ponte sul fiume Platte eretto nel 1875 vitale come via di comunicazione tra gli avamposti di quella regione.