Gironzolando per la Puglia.

Ho deciso di fare una scappata in Puglia per visitare luoghi turistici, ma anche carichi di cultura e storia iniziando da Altamura che dista solamente una ventina di chilometri da Matera. Fa parte del parco Nazionale dell’Alta Murgia ed è conosciuta per il centro storico, una cittadina a parte, i siti archeologici e il pane DOP, per questo motivo è detta appunto la città del pane. Dopo aver assaggiato il pane e averne fatto una piccola scorta per il prosieguo del viaggio, ho visitato il centro storico, un concentrato di magnificenza architettonica. La storia di questa città si perde nei tempi e ne sono testimoni i resti dell’Uomo di Altamura appartenenti ad un Neanderthal e la costruzione di mura difensive già prima della nascita di Cristo. Entrando nel centro storico si attraversa Porta Bari, antica vestigia delle cinta muraria, oggi non più conforme all’originale, se invece si entra dalla parte opposta si attraversa Porta Matera, entrambe confluiscono nella via principale di Altamura quindi sono molto trafficate.

La cattedrale dedicata a santa Maria Assunta, fu eretta per volere di Federico II di Svevia nel milleduecento, Si distingue per due stili diversi, esternamente romanico-gotico che si esprime nei due altissimi campanili, internamente barocco, anche in conseguenza dei diversi interventi che ha subito nel corso dei secoli. Di notevole fattura è il portale d’ingresso che presenta, nella parte superiore, delle decorazioni molto ricche e lateralmente due leoni. Internamente i marmi variegati conferiscono una luminosità particolare che fa risaltare il rosone e gli archi che dividono le tre navate.

Passeggiando lungo via Federico di Svevia ci si può inoltrare nei claustri, tipiche piccole piazze chiuse che diventano luoghi di aggregazione di famiglie o di gruppi etnici, oltre alla vita in comune, avevano anche funzioni di difesa. Guardando bene si notano alcune diversità, tutti finiscono con un vicolo cieco ma alcuni si allargano formando uno spiazzo con al centro un pozzo che in altri invece troviamo in fondo alla stretta via di accesso.

Di pregio anche Palazzo Baldassarre, seicentesco così come altri sono la testimonianza lasciataci dalle famiglie nobili che alloggiavano in questa città, contiene il museo dell’uomo di Altamura che non ho visitato. Non ci si deve dimenticare di comperare e naturalmente assaggiare il pane di Altamura, famoso e apprezzato in tutto il mondo, prodotto tipico della città con la denominazione di origine protetta. Avendo tempo nei dintorni ci sono siti archeologici come la Cava dei Dinosauri, le Grotte e il Pulo, una dolina carsica.

Alberobello, famosissima, anche troppo, almeno a mio parere, per i trulli. Dal punto di vista turistico un vero e proprio assalto all’acquisto di ricordi di vario genere principalmente nel Rione Monti, dove si raccoglie la maggior parte dei trulli non più abitati, percorrendo via Monte San Michele e via Monte Pertica, una contrada in salita che termina nel piazzale della Parrocchia Sant’Antonio di Padova, la famosa chiesa a Trullo.

La chiesa costruita dopo la prima guerra mondiale nel punto più alto del Rione Monti si caratterizza per le forme esterne rotondeggianti della cappella centrale e delle quelle ai suoi lati, di un bianco cangiante che si alterna al grico della pietra grezza. Internamente, nella sobrietà del tutto, si notano immediatamente un affresco raffigurante l’albero della vita, un grande crocefisso e l’altare dedicato alla vita di Sant’Antonio.

Prima di salire sulla sinistra troviamo il trullo Siamese, particolare perché si tratta di due trulli con lo stesso tetto, all’interno il solito negozio di souvenir. Originariamente si pensa si trattasse di un solo trullo poi la leggenda dice che due fratelli innamorati della stessa donna furono costretti a dividerlo con ingressi separati che addirittura sono su strade diverse. Distante dal centro si trova il trullo Sovrano, unico nel suo genere, è a due piani e ospita il museo che conserva gli arredi originali, è visitabile con il costo moderato di due euro. In origine il trullo, una costruzione di forma conica in pietra a secco, fungeva da deposito per gli attrezzi da campagna o come riparo momentaneo per contadini e pastori, con il tempo vennero aggiunti altri vani e divennero in questo modo abitazioni. ancora oggi è possibile vedere alcuni trulli nelle campagne dove ancora hanno lo stesso significato di una volta, più semplice è visitarli nel rione dell’Aia Piccola, altro rione ricco di quelle caratteristiche abitazioni che sono i trulli, in questo caso la maggior parte sono abitati.

Qui i turisti diminuiscono in modo impressionante tant’è che ho trovato un abitante che mi ha invitato insistentemente ad entrare nel suo trullo per visitarlo. Camminando per pochi metri si arriva di fronte alla Basilica dei Santi Cosma e Damiano risalente alla fine del milleottocento, poco nota e quasi sempre trascurata dai giri turistici si nota anche in lontananza per le due torri campanarie ai lati della facciata che ricorda lo stile neoclassico con le sue colonne ed il frontone sovrastante il portale. Internamente oltre alle statue linee dei due santi e le loro reliquie, si possono apprezzare un dipinto raffigurante la Madonna di Loreto e gli affreschi che compongono l’abside.

Scendendo per arrivare nella piazza principale dobbiamo fare due fermate, la prima al Belvedere Terrazza Santa Lucia, per vedere Alberobello in tutta la sua bellezza e grazia, fermarsi è davvero consigliato anche se ogni tanto per scattare una fotografia c’è la fila soprattutto nelle ore del tramonto. La seconda alla Scalinata dell’Amore dove su ogni gradino è riportata una frase che nel suo insieme narra una storia d’amore.

Locorotondo, bellissimo paese , che si affaccia su una collina della Val d’Itria, tra lo Ionio e l’Adriatico. Il nome deriva dalla disposizione della case del centro storico. Oltre alle numerose chiese, tra cui la più significativa è senza dubbio la Chiesa Madre dedicata a San Giorgio raffigurato classicamente sul timpano esterno mentre uccide il drago. Ricostruita nel milleottocento sopra due precedenti la prima del XII secolo e la seconda del XVI. Si presenta con una facciata in stile neoclassico e con all’ interno una bella cupola e alcune cappelle ben ornate da scene prese dalla Bibbia e dall’ultima Cena. Si possono visitare anche altre chiese edificate in epoche diverse, ma è molto romantico perdersi negli stretti vicoli cinti da case bianche con balconi in ferro battuto ornati con fiori colorati, che al tramonto assumono colorazioni tenui tra il giallo e l’arancione. Non ci si deve assolutamente dimenticare del Belvedere dalla cui vista ci rapisce la verde vallata sottostante con vigneti, uliveti inframezzati da muretti a secco macchia mediterranea e trulli.

Ostuni, la città bianca, ma anche la città panoramica essendo costruita su tre colli di origine calcarea. La zona era frequentata già nell’era paleolitica grazie alle molte possibilità di rifugi naturali. Tracce di questi insediamenti sono numerose, resta indicativo il ritrovamento della cosiddetta “donna di Ostuni” Del periodo romano rimangono invece pochi segni riscontrabili perlopiù nei resti di antiche ville. La disposizione delle case e la costruzione delle mura difensive sono la memoria del medioevo e del periodo di dominio aragonese. Poi tra i declini e le affermazioni economiche dei secoli seguenti si arriva ai giorni nostri con lo sviluppo turistico del territorio circostante, dell’agricoltura, e dell’industria del vino e dell’olio d’oliva ad essa collegata.

La sua denominazione di città bianca deriva dal fatto che le abitazioni furono imbiancate fino al tetto con la calce che bloccò il contagio della peste del XVII secolo, ancora oggi quest’usanza la rende così tipica ed affascinante tanto da attirare molti turisti. Visitare il centro storico è come immergersi in un percorso ricco di stili tra il gotico e il barocco leccese riscontrabile soprattutto nelle facciate delle chiese che si alternano con i settecenteschi palazzi e portali dallo stile rococò. Il monumento che rappresenta simbolicamente la città è però la colonna di Sant’Oronzo, alta venti metri, barocca, sulla cui sommità svetta il Santo benedicente ai livelli inferiori le statue di altri santi, Biagio, Irene, Gaetano e Lucia.

Polignano a Mare, paese molto antico anche se non ci sono date certe della sua fondazione sono state rilevate tracce del periodo neolitico e dell’età del bronzo, per attraversare l’Impero Bizantino la dominazione Veneziana e quella aragonese, ma solamente verso la fine del milleottocento si fregiò del nome di Polignano a Mare. La sua fama mondiale è dovuta al fatto che ha dato i natali a Domenico Modugno, ricordato da una statua in bronzo altra tre metri. Cosa vedere ancora? Il centro storico, per arrivarci si deve oltrepassare la porta che divide Polignano moderna da quella storica, ovvero l’Arco Marchesale, che è un residuo dell’antica cinta muraria della metà del millecinquecento. Una volta superato ci inoltriamo in un dedalo di stretti vicoli e piazzette che terminano in angoli con paesaggi meravigliosi o che si inerpicano con scale a volte arricchite da versi poetici di Guido il Flaneur. In una di queste precisamente piazza Vittorio Emanuele II si trova la cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, una chiesa della fine del milleduecento che in origine era stata costruita in stile romanico che è andato pian piano quasi perduto viste le numerose trasformazioni subite negli anni. Degni di nota sono il campanile, ma soprattutto gli interni ricchi di opere come ad esempio il pulito e un polittico rappresentante la Madonna con Bambino. Nella stessa piazza si erge anche il Palazzo dell’orologio con la sua torre dove è alloggiato un orologio funzionante che si carica ancora in modo manuale.

Un’altra attrattiva è il Belvedere di Santo Stefano, un altro punto imperdibile di Polignano, da qui si può ammirare in tutta la sua bellezza la scogliera, con le sue grotte visitabili solamente dal mare, su cui è costruito questo paese, si divide in due infatti a poca distanza si ha una vista particolare sulla spiaggia di Lama Monachile. La visuale migliore, a mio avviso di questa spiaggia si ha però dal ponte Borbonico, la cui struttura assomiglia molto ad una costruzione tipica dell’era romana anche se è poco apprezzata in considerazione che è utilizzato quasi esclusivamente per il panorama che si ammira percorrendolo. Infine Lama Monachile è la spiaggia del paese data la sua posizione centrale, è piccola ed in estate anche molto affollata. L’arenile è di ciottoli e il fondale degrada molto rapidamente ed è subito profondo tant’è che dalle rocce che la circondano ogni anno si svolge una gara internazionale di tuffi dalle grandi altezze.

Un’altra primizia è Castel del Monte, la fortezza è stata costruita nel XIII secolo su una collina per volere di Federico II di Svevia. Dal 1996 è tra i Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO, la sua sagoma si ritrova anche sulle monete italiane da un centesimo di Euro. Questo sito è molto esaustivo sia sulla storia di questo castello che sulle indicazioni per organizzare una visita.

Il cortile interno assume la forma ottagonale che caratterizza anche l’esterno, le sale, sedici in tutto, sono disposte su due piani, collegati tra loro dalle scale, a chiocciola, interne alle torri, all’interno di alcune di esse si trovano anche cisterne per la raccolta dell’acqua e bagni. Purtroppo delle ricche decorazioni, che si presuppone siano state presenti non resta un gran che ad eccezione di qualche scultura. Interessanti sono invece tutte le ipotesi di che sono state fatte sull’utilizzo di questo castello che vanno dal essere un tempio del sapere ad un centro di benessere tutto questo condito dal simbolismo astrologico astronomico e religioso che gli sono stati attribuiti.

San Giovanni Rotondo, nel Parco Nazionale del Gargano, famoso quasi esclusivamente perché qui visse e morì Padre Pio, infatti gran parte del turismo è di origine religiosa essendo visitato quasi unicamente da fedeli del Santo. La sua storia ha però radici più profonde, esistono tracce della sua fondazione sin dall’anno mille sulle rovine di un insediamento del quanto secolo a.C.. Viene ricordato anche per la strage dell’ottobre 1920 in cui morirono quattordici persone e ne rimasero ferite ottantacinque e per il fatto che nella seconda guerra mondiale non venne bombardato come successe ai comuni limitrofi si dice per intercessione di Pio da Pietrelcina, il frate con le stimmate Padre Pio. Cosa vedere? Oltre alle numerose e preziose chiese e palazzi l’interesse maggiore si riversa sulla antica Chiesa di Santa Maria delle Grazie, della metà del millecinquecento ancora ben conservata. Nel 1959 ne venne costruita una nuova, omonima, al cui interno domina uno splendido mosaico che raffigura la Madonna delle Grazie. Nel 2004 fu inaugurato un nuovo Santuario, dalla forma di conchiglia, dedicato al Santo forse più adorato al mondo, disegnato da Renzo Piano in virtù dell’aumentare delle visite di pellegrini e delle notevoli offerte in denaro che vennero raccolte. All’entrata è impossibile non notare la grandiosa croce alta quaranta metri, che si innalza in un piazzale, il sagrato, lastricato con ulivi secolari a simboleggiare il Getsemani. L’interno è caratterizzato da una serie archi che confluiscono all’altare maggiore, di mosaici e da un maestoso organo a canne. Il vero “gioiello” è pero la cripta della chiesa inferiore, dove nel 2010 fu traslata la salma dei Padre Pio in modo che sia visibile a tutti i pellegrini che ormai ne facevano grande richiesta. Le sue pareti e la rampa per raggiungerla sono lastricate in oro massiccio, ne sono stati utilizzati circa dieci chilogrammi, un’esagerazione, per le regole francescane dedite all’aiuto degli ultimi, tra l’altro fonte di numerose polemiche.

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