Ritornando verso Füssen mi sono fermato a Feuchtwangen, tappa di quaranta chilometri, il centro città è la Marktplatz in cui si trova la Röhrenbrunnen, una fontana costruita nella metà del millesettecento decorata con gli stemmi delle regioni del Brandeburgo e del Wurttemberg, tra questi si riconoscono uno stemma con l’abete simbolo di Feuchtwangen, al centro una colonna con la statua di Minerva. Dalla piazza attraverso una scalinata si arriva al chiostro romanico, residuo del monastero benedettino di cui si ha notizia negli anni ottocento. Venne ampliato gradualmente e trasformato in quello che oggi è la collegiata, la Stiftkirche, basta guardare i due campanili differenti tra loro. Altre differenze si trovano all’interno, in particolare tra l’altare, della fine del millequattrocento in stile gotico e il soffitto a cassettoni del periodo barocco. Di fronte la Johanniskirche, chiesa di San Giovanni, l’antica chiesa parrocchiale di Feuchtwangen, al suo interno ci sono dipinti che risalgono al millequattrocento, ma il pezzo forte è l’altare maggiore, barocco. Anche qui come in molte città medioevali esisteva, una Schranne che aveva la funzione di granaio che però a causa di lavori non ha conservato tutte le sue caratteristiche, oggi è adibito a edificio per eventi e mostre. Le mura sono state demolite, ancora nel milleottocento, e di esse rimane solamente la Oberes Tor, della fine del milletrecento, ha subito restauri ed ampliamenti a causa dell’aumento del traffico.

Altra tappa dopo sessanta chilometri, il Castello di Harburg che si trova sulla collina sopra la città omonima. Di origine medioevale, la sua costruzione risale al secolo XII, aveva unicamente funzioni difensive. È molto ben conservato, nella sua corte interna sono visibili una serie di edifici, di epoche diverse, eretti con lo scopo di fungere sia granaio che da scuderie e da panetteria. Non può mancare la chiesa, barocca, risalente al millesettecento, Le mura del castello sono percorribili lungo gli antichi camminamenti, constano di sei torri, e dominano il borgo sottostante, interessante è la grande sala molto richiesta per matrimoni ed eventi di vario genere.

Dopo meno di cento chilometri, passando sotto alla Bayertor, si entra in Landsberg am Lech. La città, divisa dal fiume Lech che le dona un aspetto alquanto pittoresco con la sua cascata, venne fondata nel XII secolo alla confluenza tra la via Claudia e quella del sale, quindi in posizione strategica, ma la sua fama si deve all’incarcerazione di Adolf Hitler che qui scrisse il suo libro “Mein Kampf”.
Facendo un giretto all’interno della città dobbiamo assolutamente fermarci nel parco dove sorge la Mutterturm. Con la fantasia sembra di entrare in una fiaba, in un piccolo castello dove vivono principesse e nascono intense storie d’amore. Costruita verso la fine del milleottocento non dimostra la sua età, infatti, lo stile è medioevale, è alta cinque piani e contiene le opere di Herkomere. Il suo aspetto è asimmetrico e un miscuglio di contrasti tra il vivace giallo dell’oro e il verde delle guglie, il grigio della costruzione, tutto immerso in una parco con ponticelli in legno e spazi fioriti. All’inizio della seconda guerra mondiale venne in parte distrutta.

Non è l’unica torre della città, infatti, altrettanto famosa è la Bayerturm, edificata nel millequattrocento, in stile tardo gotico, originariamente destinata con un compito difensivo dell’antica cinta muraria di cui rimangono ancora oggi le vestigia. Decorata con colori caldi che la evidenziano, sulla facciata si notano un bel orologio e rappresentazione della crocefissione. Un’altra torre è la Schmalzturm, si trova nella Hauptplatz, detta anche la bella torre, sicuramente la più importante perché appartenente alle mura del milleduecento, nel millequattrocento, verso la metà, fu installato l’orologio, molto tipico, che si vede oggigiorno, una particolarità è la palla di cannone sopra il passaggio a ricordo dell’occupazione napoleonica. Sempre nella Hauptplatz, possiamo anche osservare, oltre ai caratteristici edifici che le fanno da sfondo, c’è la Marienbrunnen, fontana di Maria, del millesettecento, al centro la statua in marmo di Maria Immacolata, in basso dei delfini da cui sgorga l’acqua, le aiuole che la circondano assieme alla diversità di colore tra il basamento e la vasca aumentano considerevolmente il suo fascino. Poco vicino spicca il Rathaus, il municipio storico, anch’esso del millesettecento, presenta una facciata decorata con stucchi ma la cosa che salta agli occhi è l’ampiezza delle finestre, sempre più spaziose guardando verso l’alto per indicare l’importanza delle stanze. Seguendo le mura troviamo altre torri, la Nonnenturm, torre delle monache, la Pulverturn, torre delle polveri, rotonda e massiccia e la Dachlturm, torre del tetto, la più alta di tutte che si connota per le sue feritoie a balestra.
Altri cinquanta chilometri e contiguo al paese di Steingaden, dove non si ferma nessuno, appare il Santuario di Wies, una tappa obbligatoria, a mio parere, per ammirare questa chiesa, unica, in stile rococò, della metà del millesettecento. Fu costruita in seguito a quello che venne considerato un miracolo, le lacrime di una statua lignea di Cristo flagellato. Ancora oggi moltissime persone si recano in questo luogo di culto per adorare la statua, visibile sull’altare maggiore. Già in tempi remoti la chiesa dovette essere ampliata per il grande numero di fedeli che affluivano al santuario. Dal 1983 fa parte dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

È l’interno che lascia a bocca aperta, gli stucchi e le decorazioni dorate le donano una lucentezza non comune, l’altare maggiore e le statue dei grandi padri della Chiesa, San Girolamo, Sant’Ambrosio, Sant’Agostino e San Gregorio Magno, danno un ulteriore tocco di religiosità e devozione, lo spettacolare soffitto affrescato in trompe l’œil, rappresenta il giudizio finale da una visione particolare, cambia colore al variare della luce. Per informarsi ulteriormente sulla sua storia e anche per vedere delle magnifiche fotografie dell’interno della chiesa è sufficiente consultare il seguente sito.
Da qui a Füssen la strada è molto breve. Di Füssen non c’è molto da dire perché è facile dimenticarsi della cittadina privilegiando la visita dei suoi dintorni, cioè i Castelli di Hohenschwangau e di Neuschwanstein che descriverò in un articolo apposito vista la loro comunanza con la vita di Ludwig II di Baviera. Comunque anche Füssen ha le sue bellezze, il centro storico con le case a graticcio dai colori sfavillanti e dai tetti spioventi e le sue strette stradine in cui è facile perdersi, il castello, che domina sopra il centro cittadino, l’Hohes Schloss, del millecinquecento, quindi del periodo tardo gotico, è una notevole dimostrazione di trompe l’œil, infatti spesso si è ingannati da qualcosa che non esiste ma è solo dipinto come ad esempio certe finestre o altri elementi architettonici. Altra meraviglia è il Monastero di San Magno, medioevale ma rimaneggiato a tal punto che si notano ornamenti in stile rococò e barocco, oggi funge da chiesa parrocchiale. Sulla via del ritorno mi sono fermato a Oberammergau e a Garmisch-Partenkirchen. La prima cittadina famosa per la vicinanza al castello di Linderhof, descritto anch’esso con in un altro articolo assieme ai due precedenti, ma anche per gli artigiani del legno che con la loro abilità producono in particolar modo degli splendidi crocefissi.
Un’altra particolarità è la tecnica della Lüftmalerei una forma di pittura murale che addobba molte facciate, un affresco su calce, tipico di questa zona. Le case sono decorate con motivi religiosi ma anche di celebri fiabe, di banchetti o di caccia, un esempio sono la casa di Hänsel e Gretel o la Pilatushaus. Un consiglio? Soffermarsi ad immaginare l’atmosfera che si respira girovagando per le stradine del centro di questa piccola cittadina.

In questo clima si integra alla perfezione un negozio del tutto particolare, vende addobbi natalizi, tutto l’anno. La seconda, oltre ad essere una nota meta turistica per gli sport invernali, essendo circondata da alte montagne, come lo Zugspitze, la più alta di tutta la Germania con i suoi 2962 metri. Nel 1936 stata anche sede dei giochi olimpici, dove per la prima volta si corsero gare di sci alpino con polemica annessa. Oltre alle passeggiate in montagna o a raggiungere la vetta dello Zugspitze, con la cremagliera e la funivia, anche rimanendo in città si può coglierne il suo aspetto “aristocratico”, dal centro cittadino con il Kongresshaus, il Rathaus, i giardini, la chiesa di Sankt Martin, ricca di affreschi del periodo gotico e i suoi dintorni come la villa di Richard Strauss o il padiglione di caccia di Ludwig II di Baviera a Schachen.