La costa ionica della Basilicata è in provincia di Matera, schiacciata tra la Calabria e la Puglia. Dal punto di vista turistico è meno conosciuta di quella pugliese e di quella calabrese sul mar Ionio, ci sono innumerevoli stabilimenti attrezzati ed una spiaggia dorata che declina lentamente sul mare ancora limpido e trasparente. Il centro più affollato è sicuramente il lido di Policoro. L’ entroterra è ricco di borghi, storia e cultura, iniziando da Policoro, un paese chiuso tra il mare, il fiume Agri e il fiume Sinni nella fertile pianura di Metaponto. Una visita al Museo Archeologico Nazionale è obbligatoria. Nelle sue sale sono conservati reperti riferibili ai secoli compresi tra il IX a.C. ed il III d.C. provenienti dalle vallate dei fiumi Agri e Sinni. Il sito illustra con dovizia di particolari il percorso espositivo nelle varie sale e altre informazioni utili per organizzarsi la visita. Adiacente al museo c’è il Parco Archeologico Siris – Herakleia dove si possono vedere i resti, il piano abitativo e le aree dedicate a Dionisio e Demetra, di Heraclea, colonia greca fondata sopra la precedente Siris.

Spostandoci di una ventina di chilometri lungo la statale 106 Jonica arriviamo al Museo archeologico Nazionale di Metaponto, altra esposizione da vedere assolutamente. Si articola in quattro sezioni dove viene descritta una storia lunga molti secoli che va dall’età del bronzo attraverso quella del ferro, ai Greci di cui Metaponto fu colonia importantissima, all’ Impero Romano ponendo l’accento in particolar modo sullo sviluppo storico derivante dalla presenza greca.
A poca distanza, poco più di due chilometri, nel Parco Archeologico dell’Area Urbana sono visibili i resti dell’antica Metaponto, fondata dagli Achei, e di alcuni templi costruiti fuori dalla città in stili diversi, dorico e ionico. Nell’agorà si trova il teatro di Metaponto fu costruito sopra un più antico ekklesiasterion, il luogo delle assemblee cittadine. L’alto muro, un tempo il muro esterno del teatro, che delimitava le gradinate, dà un’indicazione delle dimensioni originali dell’edificio. Appena fuori dalle mura cittadine si trovano i ruderi di un Castro Romano ovvero un insediamento militare del III secolo a.C..
Come nel precedente museo anche in questo caso il sito apposito fornisce informazioni non solo sugli orari del museo e del parco, ma anche su eventuali eventi e mostre in programma. Un’altra piccola deviazione è necessaria per conoscere la storia delle Tavole Palatine (foto iniziale), un maestoso tempio dorico, eretto nel sesto secolo a.C., di cui rimangono visibili le colonne che lo circondavano, solamente quindici delle originali dodici sul lato lungo e sei su quello corto. Era dedicato alla divinità di Hera, dea del matrimonio, Giunone per i Romani.
Oltre ai musei anche alcuni borghi conservano vestigia storiche e preziose vestigia ad esempio, Tursi, un paese in collina che con il tempo si è esteso verso la pianura. La sua parte più antica risalente al V secolo, il rione della Rabatana, dove i Goti, nel Quattrocento, costruirono un castello che dominava la valle ed era, quindi, un’ottima posizione difensiva.

Successivamente, dopo circa quattro secoli, venne abitato dai Saraceni che le diedero il nome, ancora oggi si può vedere la loro influenza araba. Infine, arrivarono i Bizantini che diedero nuovo impulso tant’è che secoli dopo, fino alla metà del milleottocento era un popoloso paese ricco di cultura e tradizioni.
Oggi è meta turistica e passeggiando lungo le sue stradine in pietra si scopre la desolazione di un paese perlopiù disabitato che può esibire ricchezze di un tempo andato come un vecchio frantoio.
Le attrazioni però sono sostanzialmente due: quello che rimane del castello, appunto, con i suoi sotterranei e la sua vista sul paese e sugli alti burroni che lo circondano e la Chiesa di Santa Maria Maggiore di Rabatana risalente al decimo secolo dopo Cristo.

I restauri effettuati secoli dopo le danno uno stile barocco che ancora oggi è dominante sia esteriormente che internamente. Oltre alla fonte battesimale che si trova sulla navata di sinistra e al trittico, si dice di scuola giottesca, c’è la cappella, sotterranea, del VIII secolo, composta da tre stanze dove mi hanno incantato gli affreschi del millecinquecento che raccontano la storia di alcuni santi e il presepe in pietra della stessa epoca.
A pochi chilometri, una decina, c’è Anglona, città di epoca romana ora piccolo insediamento rurale nei pressi di Tursi famosa per il santuario mariano il Santuario “Maria SS. Maria Regina di Anglona elevato a Basilica Minore da papa Giovanni Paolo II nel 1999, ma dal 1931 è un monumento nazionale. Questo santuario è tutto ciò che è stato risparmiato dall’incendio conseguente all’attacco della città di Anglona. Costruita, in travertino, attorno all’anno mille, come ampliamento di una chiesa precedente, negli anni si trasformò da magazzino e stalla usati dai contadini a sede di pellegrinaggio grazie agli scavi archeologici che vennero effettuati nella zona.

Prima di entrare in chiesa non si può fare a meno di ammirare il portale, ad arco, in stile romanico, sormontato dai simboli degli evangelisti e il campanile, quadrato, eretto nello stesso stile. La meraviglia sono gli affreschi lungo le colonne delle tre navate che raffigurano dei santi.
Sulle pareti sono venuti alla luce altre immagini che rappresentano scene dell’antico testamento. La devozione a questo luogo è legata alla leggenda di un giovane pastore che incontra una signora che lo invita, insieme alla gente del paese, ad andarla a prendere, arrivati sul posto trovano la statua di Maria che viene portata nel santuario. Anche oggi l’ultima domenica di aprile si svolge una processione che porta questa statua del millesettecento, fino alla cattedrale di Tursi.
Anche la parte geografica di questa zona è interessante, percorrendo la strada che da Tursi porta al villaggio di Anglona si possono scorgere i Calanchi lucani, la conseguenza erosiva dell’acqua sulle rocce argillose, un paesaggio emozionante dai vari colori e dalle forme più strane che segnano lo stato evolutivo di queste formazioni. Avendo tempo si può proseguire verso il paese di Craco, il cui centro storico è un paese fantasma abbandonato a causa di una frana e del pericolo che se ne verificassero altre, si può entrarvi solamente con una guida autorizzata dopo aver firmato una liberatoria e aver indossato un elmetto di sicurezza, se siete da quelle parti vale la pena farvi una visita.