Perugia, etrusca e medioevale.

Ci sono stato numerose volte, la prima quando ancora frequentavo il Liceo Scientifico, in gita di classe, una città molto interessante che già allora mi ero ripromesso di tornare a visitare, magari con più tranquillità, così ho scelto un periodo poco turistico, fine novembre, era l’anno 2018. L’Umbria è una terra di leggende, pensate a quelle che circondano la cascata delle Marmore, di cui parlerò in seguito, o a quelle dei draghi di Città di Castello e Terni. Anche Perugia, per forza di cose, ha le sue leggende ad iniziare dal suo stemma, il Grifo. Una creatura mezza parte leone e l’altra mezza aquila, già di per sé leggendaria quindi, si pensa che la sua origine risalga all’antico Egitto e che simboleggi la perfezione e la potenza. Lo stemma di Perugia ma anche di Narni, si racconta infatti che questo animale si cibasse di animali domestici e una volta catturato le due città si divisero le spoglie, la pelle a Perugia, infatti il grifo è bianco, il corpo scorticato a Narni, il grifo rosso.

Vogliamo parlare dei Templari? Ci sono molte testimonianze del loro passaggio in città, basta risalire Corso Garibaldi e osservare con attenzione le epigrafi sugli epistili di alcuni portoni degli edifici eretti in epoca medioevale, vediamo come essi ritraggono la simbologia cara ai Templari e alla Massoneria.

Se poi pensiamo che questa strada, in salita, quindi faticosa, conduce al Tempio di San Michele Arcangelo, il più antico tempio paleo-cristiano edificato in zona di Porta Sant’Angelo dal cui Cassero si ha una magnifica vista sulla città. Classica chiesa rotonda, ricorrente nell’architettura templare, che si estende su due aree concentriche, precisamente un portico che con sedici colonne è diviso dal presbiterio. Probabilmente costruita nel V secolo su un’altra preesistente, ha subito alcuni rimaneggiamenti, l’esterno si presenta sobrio, senza rosone e sculture. Internamente sono rimaste due cappelle delle quattro originarie, il soffitto è rifatto a travi e sul pavimento ci sono molte pietre tombali, da notare una stella a cinque punte in un cerchio, simbolo esoterico legato ai templari.

Per rimanere in argomento, alla periferia della città si trova il Complesso templare di San Bevignate, una chiesa ora sconsacrata, la loro presenza in questo luogo è dimostrata da fonti dei primi del XIV secolo. Lo si raggiunge comodamente con il servizio pubblico in una ventina di minuti dal centro città.

Esternamente appare spoglio, disadorno, ma osservando con attenzione già sulla porta d’ingresso si possono osservare dei simboli di geometria sacra, come ad esempio il fiore della vita. Entrando si inizia a capire la portata delle tracce rimaste della presenza templare a Perugia. Di fronte all’entrata si ammirano degli affreschi che raccontano la missione in Terrasanta dei Milites Templi, così come anche quelli che troviamo sulle pareti e nella parte superiore dell’abside, anche se di epoca diversa. Volendo si può visitare il livello sottostante che conserva l’antica struttura di età romana.

A Perugia però c’è anche molto altro da vedere. Partiamo dal centro della città ovvero Piazza IV Novembre. Sin dall’antichità è sempre stata il fulcro delle attività tant’è che ancora oggi conserva quella tipicità del borgo medioevale, infatti vi si affacciano i monumenti di maggior interesse e sempre da qui si dipartono le vie principali della città.

Al centro c’è la Fontana Maggiore, di epoca medioevale, costituita da due vasche al centro di quella superiore un gruppo di bronzo che raffigura verosimilmente delle ninfe. La vasca superiore è ornata con statue di personaggi simbolici per la città quali santi o persone ancora viventi a quel tempo. Quella inferiore con dei bassorilievi che riproducono scene della vita contadina, i mesi dell’anno, segni zodiacali, la storia di Roma e altro come ad esempio alcune arti.

Salendo la gradinata si entra nella Cattedrale di San Lorenzo, il Duomo di Perugia, costruita su antiche vestigia preromaniche di cui restano poche tracce visibili seguendo un percorso nel museo. Fu progettata nel XIV secolo. La chiesa, esternamente incompiuta, ha due facciate molto diverse, quella sulla piazza, ancora non terminata, mostra i vari momenti costruttivi, infatti è arricchita da una loggia del millequattrocento, da un crocefisso in legno datato millecinquecento posto sopra il portale della fine del millecinquecento e da un pulpito decorato con i resti delle chiese precedenti. Quella che si affaccia su Piazza Danti, invece, presenta un portale in stile barocco del XVIII secolo. Internamente due cappelle, una dedicata a San Giuseppe, sulla sinistra, in cui è custodito il Santo Anello della Vergine Maria che viene esposto solo due volte all’anno. Una volta era affrescata dal Perugino, quadro sottratto dai Francesi ed ora esposto a Caen. La seconda, sulla destra, dedicata a San Bernardino, presenta un dipinto del millecinquecento di Federico Barocci, la Deposizione della Croce, unico e meraviglioso capolavoro di questo artista che con la sua maestria ha ispirato il XVI secolo. Proseguendo troviamo altre due cappelle, quella del Battistero e quella del Sacramento.

Nel chiostro della cattedrale ha sede il museo Capitolare di San Lorenzo che ospita oltre a numerosi manoscritti anche una porzione archeologica con i resti degli scavi. Di fronte alla cattedrale scendendo verso Corso Vannucci, la via principale di Perugia, il salotto della città sempre molto animato e dinamico, sulla destra troviamo il Palazzo dei Priori, ottimo esempio di stile gotico che contraddistinse il medioevo e più precisamente dell’età dei Comuni anche se la sua costruzione abbraccia quasi due secoli essendo intervenuti numerosi ampiamenti e rifacimenti. L’esterno è dominato dal portone d’ingresso dove al si sopra si notano, le copie del grifo e del leone guelfo, i bronzi originali sono all’interno del palazzo, all’entrata della galleria Nazionale dell’Umbria. Internamente sono da visitare le sale, diverse tra loro, ma di notevole interesse.

Sul Lato nord di questo palazzo si trova la Sala dei Notari, si trova nella parte più antica del palazzo, uno spazio rettangolare delimitato da otto archi decorati con scene tratte dalle favole di Esopo, dalla Bibbia e con stemmi di vari podestà, tra cui quello di Braccio di Fortebraccio, a cui nel milleottocento in una ristrutturazione, sono stati aggiunti degli ornamenti gotici.

Sempre sulla stesso lato abbiamo Sala della Vaccara, ora usata per convegni ma anche per matrimoni, all’interno della quale oltre al bel soffitto a volte, si notano alcuni resti di affreschi del XV secolo. Al primo piano troviamo la Sala del Consiglio, al suo interno un bellissimo affresco di Pinturicchio, intitolato “Madonna con Bambino fra due angeli” e l’originale della “pietra della giustizia” del XIII secolo.

Al piano terra su Corso Vannucci, al numero 25, c’è il Nobile Collegio del Cambio. Entrando si passa attraversando la Sala dei Legisti, con i suoi banchi in stile barocco che viene regolarmente superata per dirigersi velocemente verso quello che a mio avviso è un importante reperto dell’arte rinascimentale ovvero la Sala dell’Udienza del Collegio del Cambio.

Affrescata alla fine del millequattrocento da Pietro Vannucci detto il Perugino, di cui si può ammirare un’autoritratto con dedica esposto su un pilastro alla sinistra dell’entrata, e, almeno così si pensa, da Raffaello ancora giovane. Presenta, nella volta, la rappresentazione dei pianeti inframezzati da altre decorazioni di fantasia. Sulle pareti si notano immediatamente le cinque grandi lunette dove sono riprodotte la Trasfigurazione dove si vede Gesù fluttuare sopra gli apostoli Giovanni, Pietro e Giacomo con ai lati i Profeti Mosè ed Isaia. Nelle altre lunette la Natività poi Eterno tra angeli sopra un gruppo con profeti e sibille, poi Prudenza e Giustizia sopra sei savi antichi ed infine Fortezza e Temperanza sopra sei eroi antichi. Oltre ai dipinti sono conservati degli arredi lignei e la Cappella di San Giovanni Battista anch’essa decorata, qualche anno dopo, con affreschi che seguono lo stesso stile pittorico.

Anche la Galleria Nazionale dell’Umbria, di antica nascita, attorno al XVI secolo, si trova nel Palazzo dei Priori, al terzo piano. Qui sono esposte opere che coprono un lungo lasso di tempo, che va dal milleduecento fino al milleottocento, quindi dal gotico fino al neoclassicismo passando attraverso periodi come il rinascimento e il barocco, un percorso in ordine cronologico.

Sono esposti capolavori di Duccio di Buoninsegna, di Piero della Francesca, del Verrocchio, di Andrea Mantegna, del Pinturicchio, del Perugino, di Raffaello Sanzio, di Jean-Baptiste Joseph Wicar  e di molti altri. da non dimenticare gli spazi espositivi dedicati alle ceramiche, all’oreficeria e ai disegni tra cui mi ha impressionato quello di Federico Barocci che usa una tecnica, la sanguigna, dove l’ematite rende un colore rossastro all’opera. Da non perdere assolutamente la Cappella dei Priori, per il suo pavimento in maiolica, il coro in legno e gli affreschi delle pareti tutti datati fine del XV secolo.

Passando per via Maestà delle Volte si arriva all’Acquedotto Medioevale, la cui costruzione è datata XIII secolo, Quest’opera, lunga all’incirca quattro chilometri, serviva per portare l’acqua alla Fontana Maggiore con un percorso inverso, in “salita” per questa ragione si tratta di un progetto molto audace per quel tempo non essendo servito da pompe idrauliche.

Oggi non svolge più questa funzione, la parte visibile è un tratto pedonabile che collega il centro storico con Porta Sant’Angelo percorrendolo si osservano delle prospettive inaspettate tra fiori, archi e scalinate. Sempre da piazza IV Novembre passando davanti alla Cattedrale girando verso destra su via Ignazio Danti, poche centinaia di metri in tutto, si arriva davanti all’ingresso del Pozzo Etrusco. Detto anche Pozzo Sorbello, si pensa sia stato costruito nel terzo secolo, è stato restaurato molte volte anche in tempi moderni, la sua caratteristica, oltre a rilevare la maestria costruttiva degli Etruschi, è la copertura in travertino.

Proseguendo prima su via Bontempi e poi su via Raffaello, in pochissimi minuti, si giunge davanti all’entrata della Cappella di San Severo. Costruita attorno al milletrecento, conserva all’interno una meraviglia, un affresco di Raffaello Sanzio, dipinto nei primi anni del millecinquecento. In verità Raffaello terminò solamente la parte superiore dell’opera, quella che raffigura la Trinità. La parte inferiore fu completata dal Perugino e raffigura, sia a destra che a sinistra di una nicchia la Madonna col Bambino, eseguita in terracotta, alcuni santi a figura intera. Ad un occhio attento non può sfuggire la differenza tra le due parti, quella superiore più viva quasi tridimensionale, mentre quella inferiore più ripetitiva legata a schematizzazioni del Quattrocento.

Rocca Paolina, costruita nel millecinquecento sotto il pontificato di Paolo III Farnese, una fortificazione che oltre a compiti difensivi simboleggiava anche il potere dello Stato Pontificio tanta era la sua imponenza, oggi rimangono solo i sotterranei che sono percorribili attraverso un percorso pedonale, che utilizza anche delle scale mobili, i suoi quattro ingressi mettono in comunicazione zone diverse del centro. In questo spazio ricco di storia si inseriscono molto bene le mostre di arte contemporanea o gli eventi che spesso vi si svolgono. In meno di mezz’ora con il servizio pubblico si arriva alla Necropoli del Palazzone e all’Ipogeo dei Volumni che si trovano nella vicina frazione di Ponte San Giovanni distante meno di una decina di chilometri da Perugia.

La necropoli, è etrusca e risale ai secoli compresi tra il terzo e il primo a.C. ad esclusione di alcune tombe di età più avanzata. Si possono individuare circa duecento camere tombali scavate nel terreno che scende verso il Tevere. L’Ipogeo dei Volumni che è parte integrante della necropoli, apparteneva ad una antica famiglia patrizia i Velimna, almeno così si può ricavare dalle iscrizioni sulla porta d’ingresso.

Vi si accede scendendo una scalinata, ripida, al termine della quale sembra di entrare in una casa del tempo dei romani costituita da molti vani. La parte più interessante sono le urne funerarie soprattutto l’urna di Arnth Velimna, in travertino, maestosa, dove il defunto è raffigurato disteso e contornato dalle statue di demoni con le ali.

Altre due particolarità sono il cioccolato e il jazz: il cioccolato, non solo per una nota casa di produzione “al bacio” ma anche tante manifestazioni come l’Eurochocolate, la più importante in Europa. Si può dire che a Perugia esita un vero e proprio quartiere del cioccolato, dove si trovano le migliori cioccolaterie e laboratori artigianali nonché la scuola del cioccolato. La seconda particolarità è l‘Umbria jazz, la più grande manifestazione in questo senso che si tiene annualmente a Perugia sin dal 1973 e dove sono passati artisti del calibro di Keith Jarrett, Michel Petrucciani, Miles Davis, ma anche personaggi come Lady Gaga o Santana, o ancora Eric Clapton o musicisti italiani, Enrico Rava o Stefano Bollani e Paolo Fresu e mi fermo qui perché la lista è lunghissima.

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