Ci sono arrivato verso la fine di giugno del 2020. Arrivando dall’autostrada si può salire nel centro cittadino usando la funicolare. Sia dalla strada provinciale che dall’autostrada A1, si vede come sia situata su uno sperone di roccia di tufo che la rendeva difficilmente conquistabile, se poi ci aggiungiamo una cinta muraria con torri, fortificazioni e porte di entrata diventa una fortezza inespugnabile. La sua storia dal periodo etrusco a quello romano, dal medioevo al Regno d’Italia è sempre stata costellata da guerre e lotte sanguinose proprio per la sua importanza strategica dominante la Valle del Paglia e la Val di Chiana, le vie di comunicazione che conducono al Tevere.
Entrando da Porta Maggiore, quella più antica ed importante perché anche nei tempi andati era l’ingresso preferito per esempio dai Papi, alzando lo sguardo si vede una nicchia entro la quale è inserita una statua del 1297 che ritrae Bonifacio VIII.

Proseguendo si arriva in Piazza della Repubblica, sede del palazzo Comunale e del particolare campanile di forma ottagonale che appartiene alla chiesa di Sant’Adrea, sorta sui resti di una chiesa paleocristiana del sesto secolo. Proseguendo lungo via Cavour si arriva in centro città dove svetta la Torre del Moro, medioevale, alta quarantasette metri, così come un tempo ancora oggi fa da punto di orientamento per tutti, anche i turisti. Salendovi, affrontando più di duecento gradini, si ha una visuale su tutto il territorio. Nel millecinquecento era detta Torre del Papa, in seguito dopo alcuni passaggi di famiglia in famiglia, prese il nome attuale si pensa da Raffaele di Sante, detto “il Moro”, che abitava nelle vicinanze.
A ridosso della torre c’è il Palazzo dei Sette, edificato verso la fine del milleduecento, che ospitava i magistrati delle corporazioni, oggi al suo interno si tengono mostre ed eventi vari. Dietro l’angolo a sinistra alla fine di via della Costituente si apre Piazza del Popolo, era il perno della vita cittadina nel milleduecento. Oggi si può riconoscere nella maestosità ed eleganza del Palazzo omonimo la rappresentazione del potere, infatti, era la residenza del Capitano del Popolo che a quel tempo, il medioevo dei Comuni, era un personaggio molto significativo in quanto figura politica e amministrativa più rilevante. Eretto verso il XIV secolo, esternamente si notano immediatamente la loggia e la grande scalinata, ma l’aspetto odierno è dovuto ai restauri ed altri lavori di ammodernamento che lo hanno trasformato in un centro per congressi.
Il capolavoro più ricercato di Orvieto è pero il Duomo e come arrivarci? Dalla Torre del Moro si prende a destra via del Duomo si arriva nella piazza omonima dominata da quella meraviglia che è il Duomo. La facciata esterna si connota per i bassorilievi in marmo che raccontano storie bibliche e del vangelo.

Sopra di essi dei mosaici, splendidi, anche se serve il binocolo per ammirarli in tutta la loro bellezza, che ci parlano della vita della Vergine Maria. Nel mezzo vediamo un grande rosone, sopra al quale prendono posto, in nicchie apposite, gli apostoli. Entrando, scorgiamo subito la suddivisione in tre navate, perlopiù spoglie, al termine delle quali, nell’abside, una vetrata formata da pannelli che raccontano la vita di Gesù Cristo e di Maria.
Sulla destra abbiamo la Cappella di San Brizio, detta anche Cappella Nova, eretta alla fine del milletrecento ma affrescata in anni successivi prima dal Beato Angelico, poi da Luca Signorelli che terminò il suo lavoro nei primissimi anni del millecinquecento. In questo modo si passa da uno stile tipicamente medioevale ad uno rinascimentale dentro un edificio specificatamente gotico.

La cappella è affascinante nel suo insieme. Il ciclo degli affreschi rappresenta le scene degli ultimi giorni. In alto, sulla volta, si ammirano le scene del Giudizio Universale dove si possono riconoscere i profeti, gli apostoli e i dottori della Chiesa. Sulle altre lunette le scene dell’Anticristo suddivise nella Resurrezione della Carne, dove i morti risorgono, nella Predica dove l’anticristo è raffigurato sopra un piedistallo, nel finimondo e nelle altre due scene degli eletti e dei dannati. Anche le pareti sono affrescate, su quella sinistra si notano scene della Divina Commedia, che continuano sulla parete di sfondo, mentre su quella a destra troviamo motivi tratti dalla Metamorfosi di Ovidio. A sinistra la Cappella del Corporale, dove l’attenzione viene spostata sul Reliquiario del Corporale, di Bolsena, un’opera orafa, medioevale, di grande pregio.
Quando usciamo dobbiamo assolutamente fermarci per una visita al MODO, il Museo dell’Opera del Duomo, adiacente al Duomo. Qui sono conservate, nei palazzi Papali e Soliano, raccolte di affreschi, sculture, terrecotte dei secoli XIII a quelli successivi.

Camminando lungo via Postierla, per circa un chilometro e girando a destra all’incrocio con via Cavour si raggiunge la Fortezza Albornoz, detta anche la Rocca, è facilmente raggiungibile usando la funicolare la cui stazione a monte dista solo un centinaio di metri, volendo si può anche avventurarsi sul sentiero, ripido, che da Orvieto Scalo giunge fini alla Porta Rocca. Nei tempi passati fungeva da fabbricato militare, ora ospita dei giardini pubblici ma si può ancora veder la torre che domina la Porta Rocca e parte della cinta muraria edificata nel milletrecento. All’interno del parco troviamo i resti del Tempio Etrusco del Belvedere ma l’attenzione viene attratta dal Pozzo di San Patrizio. Progettato per fornire acqua in caso di calamità o di assedio verso la meta del millecinquecento è un capolavoro di ingegneria, infatti, vi si può accedere attraverso due scale spiraliformi indipendenti una dall’altra che però si incontrano a livello dell’acqua. Il suo nome ha una storia particolare, si ispira alla leggenda del santo irlandese, che si ritirava a pregare in una cavità che fosse la porta del Purgatorio, si pensava che anche questo pozzo avesse la stessa funzione. Nella terminologia moderna invece ha un’accezione strana, gli si attribuisce il significato di qualcosa che nonostante tutti gli sforzi non si riesce a riempire perché senza fondo.
Per visitare questa cittadina non mi sono fatto prendere dalla fretta anche perché l’atmosfera era tranquilla, nonostante il periodo regnava uno strano silenzio, dati i pochi turisti in visita. Mi è piaciuto passeggiare tra le stradine interne, una serie di stretti viottoli costellati da negozi di ogni genere.
Mi hanno colpito in particolare le ceramiche coloratissime, i giocattoli in legno non solo per bambini ma anche per adulti come cavalli e panchine con sedili e schienali dalle forme più strane e che dire della fragranza dei prodotti del luogo? Non sono entrato nelle viscere di questa città sotterranea.