I Waalwege sono sentieri perlopiù pianeggianti che si estendono lungo gli antichi canali artificiali di irrigazione, si trovano in Alto Adige nella zona di Merano e in Val Venosta. La loro costruzione datata milleduecento era necessaria per ovviare a periodi di scarsità di acqua proveniente dai torrenti e ruscelli di queste due zone, oggi sono meta di turismo perché adatti a passeggiate che si sviluppano attraverso i boschi e che talvolta raggiungono luoghi anche storici, con splendide viste sulla valle e sui suoi borghi e sono molto idonei per famiglie. Visitando il sito si può scegliere tra le numerose possibilità, questi sentieri si snodano per circa sessanta chilometri solo intorno a Merano.
Io ho scelto di percorrere il Waalweg di Parcines per due motivi in particolate, il primo perché seguendo questo sentiero si arriva in Zieltal, la Val di Tel, da dove si può ammirare la meravigliosa cascata di Parcines, il secondo perché ad un certo punto c’è la possibilità di deviare lungo la Sagenweg.

Si parte da Parcines, bel paesino, tipicamente tirolese, che si trova proprio all’inizio della Val Venosta, circondato dalle montagne del parco del gruppo del monte Tessa raggiungibile con la funivia in pochi minuti partendo dal paese, luogo di incantevoli passeggiate per ogni fascia di età ed esigenza che portano ai laghi di Sopranes, o lungo i novanta chilometri dell’Alta Via di Merano una fantastica escursione, per fare solo due esempi.
Meglio arrivarci con il bus che parte dalla stazione ferroviaria di Merano, in questo modo non si hanno problemi di parcheggio, dalla fermata si prosegue verso Vertigen, via Vallettina. Lungo il tragitto ci sono il museo della macchina da scrivere, che custodisce molti esemplari provenienti da ogni parte del mondo, dedicato a Peter Mitterhofer, nato e morto in questo paese ed inventore di alcuni di questi modelli. Poco più avanti i resti di una casa retica, risalente al al primo millennio a.C. che in verità non è ben visibile. Nei dintorni ci sono anche altri edifici con un’impronta storica e artistica da vedere come ad esempio il castello Stachelburg o la chiesa dei Santi Pietro e Paolo del XIII secolo con il suo interno di stile barocco a differenza dell’esterno in stile tardo gotico, dovuto alle ristrutturazioni avvenuti in secoli diversi.

Attraversando il paese e seguendo le indicazioni per la Sagenweg, dopo un tipico crocefisso, si arriva alla deviazione per imboccare il Partschinser Waalweg, un sentiero, usato ancora oggi per l’irrigazione dei campi, vecchio di quasi cinquecento anni, circolare lungo circa cinque chilometri, che si apre in un bosco di ricco di vegetazione, soprattutto betulle, ed in meno di due ore di camminata rilassante e tranquilla arriva nelle vicinanze del parcheggio per la cascata.
Prima di arrivarci, sulla sinistra una deviazione ci dà la possibilità di prendere il Sagenweg, il sentiero delle leggende, un sentiero alquanto ripido e poco curato ci porta a vedere luoghi prestorici come ad esempio una caverna, la leggenda dice, abitata da una strega che all’epoca spaventava tutti soprattutto i bambini del paese, naturalmente ci sono anche altri reperti, tutti però indicati solamente con il loro nome.

Arrivando al parcheggio, sulla sinistra si diparte il sentiero, non molto impegnativo, che in circa una mezz’ora ci fa arrivare alla cascata di Parcines.
Non a torto è considerata una delle più spettacolari di tutto l’arco alpino, per la sua altezza circa cento metri di salto e per la sua imponenza che si verifica soprattutto in primavera quando si sciolgono le nevi delle montagne che la circondano. Anche il paesaggio in cui è inserita, fatto di prati verdi, fiori dai colori sgargianti e dal profumo inebriante, aiuta non solo la vista ma anche gli altri sensi ad apprezzare questa meraviglia naturale. Se poi ci mettiamo il rumore dell’acqua e l’aerosol che pervade l’aria, il tutto crea un’atmosfera speciale dove fermarsi e contemplare.
Ritornando verso Parcines di prende il sentiero n°1 che costeggia il torrente Zielbach, una facile discesa tutta all’ombra di pomeriggio, che passa attraverso frutteti e vigneti fino ad attraversare un ponte sospeso, da lì si arriva in poco tempo al centro del paese e, sempre in discesa, al parcheggio dove riprendere l’autobus per Merano. Prima c’è una piccola sorpresa, una vecchia funivia, con le cabine rosse, ormai non più utilizzata per il trasporto delle persone ma non per le merci, arriva ai rifugi più in alto.