Condizioni estreme dove si sono mescolate sale, acqua e ghiaccio e soprattutto molto tempo, milioni di anni, hanno dato vita a questo spettacolare parco naturale fatto di più di duemila archi, quelli catalogati, l’Arches National Park. Uno dei molti parchi dello stato dello Utah si raggiunge percorrendo l’interstatale 70 partendo da Denver e poi la 191 fino a Moab, dove trovare un alloggio non è molto semplice, soprattutto nei mesi estivi. Sono passati così tanti anni dalla mia visita che non ho intenzione di scrivere nulla a proposito di dove ho dormito, potrebbero essere cambiate molte cose.
La storia geologica è interessante come tutta quella dello stato del Colorado, infatti, su questa piattaforma moltissimi anni fa si è formato uno strato salino sotterraneo quando il mare ha sommerso questa parte degli Stati Uniti e poi in seguito ha evaporato. Tutto questo sale venne poi ricoperto negli anni seguenti la pressione effettuata ha creato fratture e innalzamenti, gli archi si sono formati in questo modo, quasi tutte queste formazioni sono di arenaria dal colore che passa dal giallo al rosa e all’arancione.
Il sito è da consultare qualora si volesse organizzare una visita al parco. Il modo migliore per osservare il numero maggiore di queste spettacolari formazioni è molto semplice: è sufficiente seguire la Arches National Park Road meglio definita come Scenic Drive, l’unica strada che prosegue dall’entrata. Da questo percorso si ha la possibilità di deviare verso tutti i luoghi di interesse.

L’arco più rappresentativo è senza dubbio il Delicate Arch anche perché lo si vede spesso sulle targhe dello stato dello Utah ed inoltre anche la torcia olimpica lo ha attraversato nel 2002. Alto diciotto metri ha subito delle trasformazioni durante il tempo, infatti, in origine si presentava in altro modo. La sua fama è dovuta anche all’unicità della sua forma geometrica.
Ci sono due percorsi per vederlo, il più semplice è quello di prendere la direzione segnalata verso il parcheggio da cui è possibile ammirarlo da lontano, oppure da lì seguire il sentiero, alquanto lungo e per nulla semplice, che porta proprio sotto l’arco. Prima di arrivare a questa deviazione si incontra la Balanced Rock, raggiungibile con un percorso cortissimo e completamente pianeggiante. Si tratta di una roccia di forma ovale in bilico, alta in tutto circa venti metri, come tante altre viste in altri parchi, quindi utile per riposare all’ombra ma niente più. Immediatamente dopo, a destra, c’è la biforcazione per arrivare alla Window Area e vedere due archi differenti raggiungibili con un percorso ad anello molto facile, ben segnalato e pavimentato, di meno di un chilometro.

Il primo che si incontra a sinistra è il Double Arch, due archi uno vicino all’altro, una doppia arcata in definitiva, l’insieme è veramente imponente tanto da essere il terzo più grande del parco. La notte qui si incontrano molti fotografi perché lo splendore delle stelle, in giornate limpide e il poco inquinamento luminoso, riempie questo luogo di magia pura.
Il secondo, è il Turret Arch, ne vale senz’altro la pena in quanto caratterizzato da una piccola torre a lato, sembra un dito che ti dice fermati e fotografami, e dalla sua forma ovale. In questa zona ci sono anche altre bellezze, perlopiù snobbate dai turisti, come ad esempio, la Parade of Elephants, una serie di pinnacoli che si stagliano verso il cielo con un sottofondo di ginepro e sabbia color oro. Sulla via del ritorno mi sono soffermato poco prima del Visitor Centrer circa tre miglia, sei chilometri prima sulla destra si incontra la segnalazione per il Park Avenue Trailhead, come lo chiamano, per visitare una vera attrazione completamente diversa dagli archi. Non ci sono solo quelli da vedere in questo parco, ma anche tanto altro, alcuni esempi? Proprio in prossimità dell’entrata del parco, dopo quattro chilometri o meglio due miglia e mezzo troviamo un sentiero lungo qualche chilometro, che conduce a Park Avenue, in questo caso di moderata difficoltà perché inizialmente scende in questo canyon dove lo spettacolo che ci aspetta è incredibile. Un consiglio se si vuole esplorarlo meglio iniziare da nord in questo modo si evita una scalinata molto ripida che ci introduce nel canyon.


Questo percorso si snoda tra alte pareti rocciose completamente levigate a strapiombo, tanto da assomigliare a fogli di carta o a palazzi da qui il nome, ognuna con il proprio nome dato dai visitatori. Alla fine della camminata, attraversando la strada si arriva al Courthouse Towers Viewpoint da dove si intravvede un monolite, The Organ, molto simile nella sua struttura a quelli visibili nella Monument Valley, e la Courthouse Towers, una vallata di una serie di guglie levigate dagli agenti atmosferici. Riprendendo il viaggio sulla sinistra altri monoliti dai nomi particolari come Three Gossip oppure Tower of Babel.
Attenzione il sentiero è abbastanza lungo, circa tre chilometri, che si snodano tra due punti sulla strada, quindi o si ritorna indietro a piedi percorrendo 6 chilometri oppure ci si organizza in altro modo del tipo prima vado io, mi vieni a prendere e poi vai tu, il percorso dura circa un’oretta non di più. Poco più avanti, un’altra prospettiva si può ammirare dal Petrified Dunes Viewpoint, un punto di osservazione su delle dune pietrificate, originalmente erano di sabbia, con il tempo si sono ricoperte con sedimenti e si sono indurite, ma hanno conservato la loro forma e colore.

Infine Fiery Furnace, un labirinto di rocce, entrarvi è indispensabile se si vuole vivere un’emozione particolare per la prospettiva surreale che si presenta. Purtroppo, è percorribile solamente con una guida e perciò si deve prenotare al Visitor Centre al costo di sedici dollari per persona.
Questa avventurosa “passeggiata”, consente oltre ad apprendere la composizione geologica delle rocce, di passare attraverso stretti pertugi e fessure nella roccia che terminano in ponti o archi del tutto particolari. Anche solamente soffermandosi lungo la strada dal punto di osservazione si capisce la straordinaria antichità di queste rocce, che con le loro colorazioni differenti ci indicano le loro diverse età e composizioni. Poco dopo troviamo le indicazioni per il Sand Dune Trailhead che conduce in pochissimi minuti prima all’arco omonimo e poi al Broken Arch.

Il Sand Dune Arch è una vera e propria chicca, un arco piccolo e basso incastrato tra alte pareti di arenaria raggiungibile con un sentierino moderatamente difficoltoso perché è necessario il passaggio attraverso alcune fessure e cunicoli.
Ci si trova immersi nella sabbia e per questo motivo è molto frequentato da famiglie con bambini che si divertono a scavare, sembra di essere al mare in spiaggia, manca l’acqua ma il risultato per scarpe e vestiti è simile. Proseguendo in una decina di minuti a piedi arriviamo al Broken Arch, il suo nome non gli rende giustizia, la vista induce a pensare ad una rottura dell’architrave ma non è così, le due arcate si incontrano verso la metà senza soluzione di continuità anche se l’arcata in sé è alquanto frastagliata.

Proseguendo sulla strada asfaltata dopo poco più di un miglio si raggiunge lo Skyline Arch, visibile da vari punti, del Devils Garden e delle strada. Si tratta di una sottile lamina di arenaria che ha cambiato forma nel 1940 quando una frana, i cui resti sono visibili ai suoi piedi, ha allargato la sua apertura.
Ancora pochissimi chilometri e si arriva al Devils Garden, il punto più distante dall’entrata, ma anche il luogo sicuramente più frequentato dell’intero parco anche in considerazione della presenza di un campeggio, unico complesso dove soggiornare all’interno del parco, prenotarsi è il solo modo di passarvi la notte e magari muoversi alla ricerca del cielo stellato. Difficoltoso è anche perciò parcheggiare, in estate quasi impossibile, o fermarsi nella picnic area. Da qui parte un sentiero molto lungo e di difficoltà variabile che ci porta a scoprire meravigliosi altri archi, il migliore, almeno a mio parere, è il Devils Garden Trailhead. L’inizio è abbastanza semplice e tranquillo fino ad arrivare al Landscape Arch, da lì in poi si trasforma e diventa difficile perché si inerpica sopra lastre di arenaria, con dislivelli importanti. È circolare, lungo più di dodici chilometri e conduce a vedere archi del tutto particolare come come ad esempio il Double O Arch, il secondo più grande del parco, due archi ravvicinati, spettacolare soprattutto per il paesaggio che si vede sullo sfondo, vale la pena raggiungerlo anche se il sentiero è piuttosto impegnativo, oppure il Private Arch, interessante per la sua inclinazione e la sua maestosità.
Andiamo con ordine, il primo arco che si trova è il Tunnel Arch un “muro massiccio di arenaria con un grande buco al centro, un vero e proprio tunnel che lo attraversa. Si arriva al viewpoint con una facile passeggiata pianeggiante di neanche mezz’ora deviando a destra dal sentiero principale per questo spesso è parecchio affollato da famiglie.

Proseguendo lungo questo sentiero arriviamo in vista del Pine Tree Arch un’apertura molto irregolare, contornata da bassa vegetazione e qualche pino, attraversandolo si scopre un paesaggio fatto di alte formazioni di arenaria immerse in un deserto. Rientrando sul Devils Garden Trailhead si giunge in una zona ricca di archi, vi si trovano il Landscape Arch, il Navajo Arch, una profonda fenditura bassa, massiccia ed imponente che si erge sopra una fine coltre di sabbia color ocra. È un luogo particolarmente ombreggiato quindi un posto ideale per una pausa di riposo e per dissetarsi, è necessario sempre portarsi dell’acqua qualsiasi sentiero si voglia seguire. A pochissima distanza il Partition Arch, la sua particolarità è la vista sul parco che si ha guardando attraverso le sue “finestre” e i resti di Wall Arch completamente crollato nel 2008, distanti poche miglia tra loro.
Una nota a parte merita il Landscape Arch, il più lungo di tutto il parco, la sua campata misura quasi cento metri. È vietatissimo passarci sotto data la sua natura molto esile, infatti, questa meraviglia nel 1991 ha subito un cambiamento rilevante della sua struttura oggi lo si apprezza per la sua sottilissima striscia di roccia che è rimasta, in origine era molto più compatta, ora la sua sopravvivenza è davvero appesa ad un filo molto sottile, potrebbe crollare da un momento all’altro.

Dopo questa scorpacciata di archi un ulteriore suggerimento, se vi capita andate a visitare questo parco il prima possibile, il paesaggio è in continuo cambiamento, i crolli sono sempre possibili infatti la struttura degli archi è molto fragile, infatti alcuni sono scomparsi e altri sono nuovi, l’erosione e il tempo lavorano sempre anche se lentamente.
Ho dedicato un post molto lungo a questo parco perché ritengo che questo parco sia assolutamente da visitare.