Tra Toscana e Lazio.

In Toscana troviamo molte sorgenti termali, note fin dai tempi degli etruschi e in considerazione del fatto che mi trovavo nelle vicinanze, sono andato a scoprirne alcune. Partenza di buon mattino dopo un’abbondante colazione da Alberese in direzione dei Bagni San Filippo un piccolo paese nella val d’Orcia vicino al monte Amiata in provincia di Siena. La sua collocazione, la poca densità di popolazione, le sue calde acque termali e la conservazione di un territorio ancora naturale e selvaggio ne fanno un gioiello poco conosciuto e a maggior ragione da visitare.

L’accesso è gratuito. Scendendo un sentiero boschivo, dopo le prime piscine naturali, si arriva alla cosiddetta Balena Bianca, una grande formazione calcarea da cui scendono cascate di acqua sulfurea calda più o meno 48 gradi, dal colore blu tendente al bianco fino al fiume sottostante.

Qui oltre alla pace del luogo, alla possibilità di bagnarsi in un ambiente di colori che vanno dal verde del bosco al giallo e marrone della cascata si riesce a sottrarsi da tutte le frenesie della vita e fermarsi a godere di questo trattamento. Proseguendo lungo il torrente Fosso Bianco, si trovano altre piscine, alcune create dai turisti spostando i sassi, altre naturali dove fermarsi e continuare un’esperienza del tutto particolare e indimenticabile. Ovviamente è presente anche uno stabilimento termale, aperto solo in estate, con piscina e centro benessere.

Da qui è impossibile dopo una sessantina di chilometri non sconfinare nel Lazio e fermarsi a Civita di Bagnoregio, nota come “la città che muore”. Ci troviamo nella Tuscia, antica terra degli Etruschi in provincia di Viterbo. Un ponte, panoramico, lungo trecento metri la collega al belvedere di Bagnoregio dove si può parcheggiare la macchina e da dove di solito si scattano le foto ricordo più iconiche. Il borgo ha origini antichissime riconducibili al tempo degli Etruschi, allora era fiorente anche perché situata sulla via di collegamento tra il lago Bolsena e il Tevere. Già in quell’epoca era sottoposta a smottamenti che continuano ancora oggi e ne segnano il destino legato all’erosione continua del rilievo di tufo su cui si erge. Una volta entrati da Porta Santa Maria, ai cui lati, in alto, ci sono due leoni che tengono una testa tra gli artigli, cosa vedere?

La miglior cosa da fare è lasciarsi disorientare nei vicoletti ammirando le antiche abitazioni, con i balconi e le scalette esterne ornate da fiori. Sulla piazza principale si mostra la Cattedrale di San Donato, di origine romana che attraverso le sue ricostruzioni ha assunto uno stile rinascimentale. Una visita all’interno ci fa scoprire un pregiato crocefisso in legno datato millequattrocento e attribuito alla scuola di Donatello. L’ingresso alla Civita costa cinque euro ma ne vale assolutamente la pena. Anche il paesaggio attorno a questo borgo è spettacolare, la Valle dei Calanchi offre infatti uno spettacolo semplicemente stupefacente con una natura in continuo cambiamento dovuto all’erosione di queste alture di argilla. Sulla via del ritorno rientrando in Toscana costeggiando il lago di Bolsena una fermata d’obbligo è a Pitigliano.

Una cittadina nella zona del tufo, in Maremma, in provincia di Grosseto, detta la piccola Gerusalemme perché a partire dal millecinquecento accolse una importante comunità ebraica, ancora oggi la sinagoga ricorda questo passato.

Fermando la propria auto al belvedere si ha una visione di questo paese arroccato sulla roccia che lascia stupefatti. La storia di questo territorio è molto antica e si sono trovate tracce di insediamenti risalenti al periodo del Neolitico. Le rovine di alcune necropoli sono a testimoniare la presenza etrusca già nel sesto secolo, è però nell’anno mille che appare la sua prima indicazione in una bolla papale. Con il passare degli anni passò di famiglia in famiglia, anche quella dei Medici, e degli Asburgo-Lorena che ne sancirono la rinascita. Cosa vedere a Pitigliano? Innanzitutto, entrando in paese, l’acquedotto mediceo, del milleseicento, interamente rivestito di tufo, con i suoi archi parte integrante delle mura, portava l’acqua dai fiumi sottostanti all’abitato. Rimanendo in Piazza della Repubblica si nota immediatamente un grandissimo edificio, Palazzo Orsini, la cui costruzione è datata nell’anno mille. Attraverso una salitella si entra nel cortile interno e da qui alle sale del museo Diocesano di Arte Sacra ed il Museo Archeologico, che non ho visitato. Poco più avanti vediamo la Fontana delle Sette Cannelle, ornata con figure di animali, ancora oggi zampilla dell’acqua. Imboccando via Zuccarelli e poi girando verso sinistra in vicolo Marghera si arriva alla Sinagoga, edificata alla fine del millecinquecento in stile romanico. Tornando indietro in Piazza San Gregorio VII possiamo visitare il Duomo di Pitigliano ovvero la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, la sua costruzione, durata molto tempo, pare circa cinquecento anni, è inizialmente in stile medioevale ma poi con le seguenti ristrutturazioni si è modificata, infatti, la facciata è barocca, il portale del cinquecento e alcuni stucchi del settecento. Internamente da notare alcuni dipinti del milleseicento e del milleottocento.

Scattata parecchi anni fa con Yashica fx-d Quartz

Proseguendo sulla strada regionale 74 Maremmana, in direzione di Albinia, e poi deviando sulla strada provinciale 10 si arriva a Saturnia, famosa per le sue terme naturali. Frequentate fin dai tempi degli Etruschi ancora oggi sono meta di un turismo rinomato. La parte più animata sono le Cascate del Mulino, si trovano a poca distanza dallo complesso termale, accedervi è gratuito, inoltre sono aperte tutta la giornata, anche di notte.

Farsi un bagno notturno deve essere una bella esperienza, io non l’ho provata. Se si passa da queste parti è obbligatorio fermarsi, immergersi nelle varie piscine di acqua calda, godere delle loro proprietà e fare una pausa lontani dallo stress.

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