Mi sono regalato nell’estate del 2020 una settimana di relax in quest’area protetta, ho dormito presso l’agriturismo Magnaboschi. Una bella esperienza in un luogo tranquillo, immerso nella campagna, con un’ottima posizione per raggiungere, anche in bicicletta, il centro visite del parco situato ad Alberese così come le sue spiagge. Sotto l’aspetto del comfort, la stanza era pulita ed ampia con un bagno leggermente angusto, ma confortevole. All’interno a disposizione c’erano un frigo, molto utile in estate e una piccola cucina. La colazione è una vera e propria degustazione dei prodotti dell’azienda agricola. Da segnalare la disponibilità e la gentilezza della proprietaria sempre prodiga di informazioni. Al ritorno dopo una giornata in spiaggia o una gita in bicicletta lungo gli itinerari interni alla riserva, mi sono rilassato facendo un bagno in piscina e aspettando il tramonto abbandonato sul lettino.
Ho mangiato sempre all’osteria il Mangiapane perché non distante dall’agriturismo, con parcheggio privato, ma ne vale la pena soprattutto per il menu, sempre aggiornato sintomo di freschezza e di preparazione giornaliera con piatti caserecci e saporiti della zona. Il personale molto cordiale, nonostante le restrizioni imposte dal Covid, il prezzo giusto ed adeguato al servizio.
La spiaggia di Marina di Alberese è la più conosciuta in zona, la più raggiungibile, anche in auto, e quindi anche la più frequentata anche se non è attrezzata. È una spiaggia sabbiosa dietro alla quale si estende una vasta pineta che offre molti punti dove fermarsi all’ombra. Con i suoi circa otto chilometri abitualmente è meta di lunghe camminate sulla battigia.
La mia prediletta è stata la spiaggia di Collelungo, che è raggiungibile con la ciclabile che arriva fino a Marina di Alberese, costeggiando la strada provinciale 59, lungo il percorso è facile incontrare mandrie di chianine e cavalli bradi. Poi, a pagamento di due euro, si può attraverso il sentiero sterrato della Pinastrellaia e prima di arrivare in spiaggia si lascia la bicicletta in un’apposita rastrelliera.

Si tratta di un arenile sabbioso, ampio e selvaggio perlopiù poco frequentato, quindi silenzioso e tranquillo, che degrada in un bel mare blu e trasparente, contornato da una pineta e dominato dalla torre di avvistamento omonima. Non ci sono bar, ristoranti o zone attrezzate. Una caratteristica sono i tronchi d’albero, sbiancati dal sole, che il mare trasporta a riva e che spesso sono utilizzati per costruirsi un riparo dal sole.
Le bellezze del parco sono raggiungibili a piedi o in bicicletta seguendo itinerari ben segnalati, le cartine dei percorsi sono disponibili al centro visite. Gli itinerari sono numerosi, alcuni chiusi in quel periodo, alcuni fruibili solamente con accompagnatori per il pericolo di incendi. Io ho camminato, lungo il sentiero A1-B da Alberese fino all’Abazia di San Rabano. Un sentiero di media difficoltà, nel bosco lungo circa otto chilometri. L’Abazia di San Rabano, ancora un rudere anche se ultimamente è iniziato un restauro, era un complesso religioso benedettino costruito nel medioevo e abbandonato nel millecinquecento.

Di fronte si erge la Torre dell’Uccellina caposaldo con funzioni di difesa. Dall’Abazia si prolunga un tracciato che porta a due punti di osservazione particolarmente invitanti che regalano uno la vista di Cala Forno e del promontorio di Talamone, l’altro la costa fino alla foce del fiume Ombrone. Una seconda camminata, in certi momenti spingendo la bicicletta, porta lungo salite impegnative tra gli oliveti dalla spiaggia fino alla Torre di Collelungo, una fortificazione di avvistamento edificata in periodo rinascimentale ancora ben conservata e visitabile, per poi imboccare la via degli olivi fino ad Alberese, una vista grandiosa su tutta la costa e ,quando il cielo è terso, le isole dell’arcipelago toscano.
La flora si distingue in macchia mediterranea con lecci, olivi secolari e querce, oltre a piante di rosmarino, erica, ginestra e corbezzolo lungo i crinali delle colline, mentre più in basso lungo le dune troviamo il giglio di mare, endemico il limonio etrusco con i suoi colori che vanno dal bianco al rosa fino al violetto. Per saperne di più ed organizzarsi una bella visita si può consultare il sito del parco.

La fauna che si può avvistare anche percorrendo i sentieri all’interno del Parco sono in massima parte ungulati come cinghiali, daini e caprioli, più raramente si scorgono volpi, tassi o istrici, un incontro del tutto eccezionale è stato quello con una tartaruga di Hermann o di terra che dir si voglia, ben nascosta tra le sterpaglie. Essendo una zona umida è abitata da aironi e garzette, mentre all’interno della boscaglia vivono falchi e barbagianni.