LECCE , città d’arte.

Sono stato a Lecce a settembre del 2020, invitato, ed invogliato, da un amico a visitare il Salento, di cui parlerò in seguito, con le sue affascinanti coste, con il suo mare dai colori limpidi e trasparenti, non potevo chiaramente perdermi l’occasione di visitare questa città che offre uno spettacolare tuffo nell’arte.

Lecce, città al centro del Salento sia geograficamente che anche culturalmente, capoluogo più orientale d’Italia con circa centomila abitanti si distingue per il suo patrimonio barocco del Seicento che orna chiese e palazzi del centro, detta anche “Firenze del Sud” sorprende chiunque la visiti.

Dopo aver parcheggiato in Piazza Mazzini e attraversato l’omonima piazza, detta anche piazza dei Trecentomila, dove ci si può soffermare alla fontana, costruita negli anni Settanta, si percorrono le vie dello shopping per giungere in Piazza Sant’Oronzo, cuore del centro barocco di Lecce. Poco prima di arrivarvi se svoltate a sinistra lungo via Templari, alla fine della stradina apparirà in tutta la sua magnificenza la basilica di Santa Croce.

L’impatto lascia a bocca aperta, improvvisamente vi troverete a contatto con l’espressione più spettacolare del cosiddetto barocco leccese, ovvero una facciata costruita con pietra del luogo di tipo calcareo, facilmente modellabile ma soprattutto che da una calda luminosità quando viene baciata dal sole.

La costruzione iniziò nel 1549 su richiesta dei padri Celestini, dopo che fu abbattuto il monastero. La facciata esteriormente ha un’ispirazione molto classicheggiante, dovuta alle sei colonne poste nella parte inferiore ai lati della porta centrale.

Nella parte superiore si notano una balconata coronata da diverse statue, ma soprattutto il grande rosone centrale che domina la scena. Questa varietà architettonica è dovuta al fatto che fu edificata e decorata da architetti differenti. Ritornando sui propri passi si sbuca in Piazza sant’Oronzo.

La piazza, il centro di arrivo di numerose stradine che portano a scoprire le bellezze di questa città, è la piazza più importante, una sequenza di modificazioni temporali che attraverso gli scavi hanno portato al ritrovamento di antichi reperti ritrovabile nelle differenti architetture presenti, basta pensare all’anfiteatro romano, alla colonna, alla chiesa barocca di santa Maria delle Grazie, al Palazzo dell’INA, costruito nel periodo fascista e al sedile, l’unione tra le edificazioni del passato e del presente.

Prendiamole in considerazione partendo dal mosaico della lupa situato nel centro della piazza: è lo stemma della città e ne racconta la storia che cambiò il nome dal greco Luppia fino all’odierno Lecce ed ecco la presenza del leccio oltre alla lupa. Ancora oggi è motivo di superstizione, non vedrete mai uno studente calpestare il mosaico pena la sua bocciatura agli esami. Il Sedile, o Palazzo del Seggio, ormai parte integrante dell’anfiteatro anche se fu edificato nel 1592, nel tempo ha subito demolizioni e ricostruzioni sempre nello spirito medioevale gotico con tratti classicheggianti. Oggi destinato a spazio espositivo fu anche sede universitaria, museale e municipale, spesso usato come sosta approfittando dell’ombra, della scalinata e del distacco che si viene a creare. La colonna romana alta circa trenta metri, alla cui sommità è posta la statua del Santo protettore della città, ora in restauro, ricorda il tempo della liberazione dalla peste che colpì Lecce verso la metà dell’anno milleseicento; ancora oggi contesa con Brindisi dove un tempo si ergeva.

L’anfiteatro romano di epoca augustea, la cui parte scoperta ha forma ellittica, si dice potesse contenere più di diecimila persone. Oggi si può solo immaginare la sua forma, ci sono parti quelle esterne, andate purtroppo perdute nel tempo, altre che si estendono sotto la piazza e anche sotto la Chiesa di Santa Maria della Grazia che si trova proprio difronte all’anfiteatro.

Costruzione barocca della fine del millecinquecento, fu eretta in occasione della scoperta di un affresco della Madonna. Dalla piazza si possono vedere le mura del Castello di Carlo V, fortezza del millecinquecento, costruita sopra una vecchia piazzaforte e del monastero benedettino, di forma quadrangolare con bastioni sui lati. Le aree di maggior pregio sono la Porta Reale con il ponte levatoio, il portale che ci fa entrare al complesso centrale del castello, la torre quadrangolare e la cappella di Santa Barbara.

A pochi metri percorrendo dapprima via Augusto Imperatore e poi girando su via Arte della Cartapesta e via del Teatro Romano arriviamo appunto al Teatro Romano. Scoperto solamente nel 1929, nascosto tra i palazzi, anche in questo caso è quello che resta di un’opera che era, ed è tutt’oggi spazio per rappresentazioni e concerti.

Annesso al teatro, c’è il museo dove sono visibili antichi reperti, rinvenuti dagli scavi, ma soprattutto delle maschere teatrali del tempo romano. Girando verso destra su via Paladini e poi su via Vittorio Emanuele II si arriva in piazza del Duomo al cospetto della Cattedrale Maria Santissima Assunta e Sant’Oronzo, ovvero il Duomo che dista solo cinque minuti dal Teatro Romano.

Duomo
Episcopio
Particolare del campanile del Duomo

Piazza Duomo è chiusa sui tre lati, si entra dall’incrocio tra via Libertini e via Vittorio Emanuele II si viene accolti da una scenografia di barocco leccese. La piazza ospita il Duomo con il campanile, ora in ristrutturazione, il palazzo vescovile o Episcopio e il palazzo del Seminario. Essendo posto sulla sinistra della piazza del Duomo di Lecce, costruito prima nel millecento, poi nel milleduecento ed infine ristrutturato verso la fine del milleseicento dall’architetto Gustavo Zimbalo a cui si deve anche la costruzione del campanile. La facciata principale è caratterizzata da un arco, sotto il qual c’è il grandioso portale in bronzo, con ai lati le statue di San Fortunato e San Giusto, sopra quella di Sant’Oronzo. All’interno di interesse sono gli altari della Natività, sorretto da due colonne tortili, quello di Sant’Oronzo, realizzato in marmo e la cripta. L’Episcopio è la residenza vescovile, fu costruito tra il millecinquecento e il secolo successivo e rimodernato due secoli dopo. Si trova sulla sinistra del Duomo e si presenta con una facciata a tre piani dove spiccano i nove archi sorretti da colonne, al primo piano, sopra alcune statue, al centro quella della Madonna e ancora più su un orologio della metà del milleottocento.

Sul sul lato destro della piazza troviamo il Palazzo del Seminario, costruito tra la fine del milleseicento e l’inizio del millesettecento. Osservando la sua facciata si capisce molto bene cosa sia il barocco leccese. Si presenta su tre piani, al pianoterra si notano immediatamente le ampie finestre in stile rinascimentale con al centro la porta d’ingresso con squisite decorazioni, sopra un balcone con finestroni anch’essi ornati in pietra leccese.

Altra chiesa da visitare nel centro storico è quella dedicata a Sant’Irene, finita di costruire verso la metà del milleseicento dopo circa quarant’anni di lavori, si presenta esternamente nel suo barocco leccese, mentre all’interno ci sono sei, tre per lato, altari di pregevole fattura tra cui quello di Sant’Irene che custodisce le reliquie di nove religiosi.

Altare di Sant’Irene, Chiesa omonima
Altare di San Carlo Borromeo, Chiesa di Sant’Irene

Infine altre due chiese di interesse, quella di Santa Chiara, fondata nel millequattrocento e ristrutturata verso la fine del milleseicento presenta la facciata imponente in autentico barocco, entrando si notano immediatamente le tre cappelle per lato, alzando lo sguardo sopra gli altari laterali si scorgono le grate da dove le monache di clausura di un tempo potevano assistere alle funzioni religiose ed infine l’altare maggiore anch’esso finemente decorato e compreso tra due colonne a spirale.

Chiesa di Santa Chiara
Chiesa di Sant’Anna

Poco prima di arrivare a porta Rudiae troviamo la chiesa di Sant’Anna, e il conservatorio annesso. Fu costruita alla fine del milleseicento, i lavori si conclusero dopo circa cento anni.

La sua facciata, sobria, di fattura classica assomiglia molto a quella del Duomo, infatti i lavori furono eseguiti dallo stesso architetto tale Giuseppe Zimbalo assai famoso a quel tempo.

Alla fine di via Libertini usciamo dal centro storico attraversando Porta Rudiae, girandoci indietro la ammiriamo in tutta la sua maestosità. È una delle tre porte che danno accesso al centro storico le altre sono Porta San Biagio e Porta Napoli, in passato erano quattro. Porta Rudiae è stata costruita nel 1703 sulle rovine di una precedentemente crollata. È la più antica e forse anche la più interessante delle porte infatti è sormontata dalle statue dei santi protettori della città, Oronzio, Irene e Domenico, per questo motivo è anche chiamata porta di Sant’Oronzio. Sopra al colonnato si vedono i busti dei fondatori della città, Melanio, Dauno, Euippa e Idomeneo.

Prima di attraversare la porta, uscendo dal centro storico, troviamo la Basilica del Rosario e di San Giovanni Battista costruita alla fine del Seicento. Questa Basilica, con la sua spiccata verticalità costruttiva, la splendida facciata, per l’armonia tra gli stili classico e barocco e la bellezza degli interni è assolutamente da visitare.

Avendo tempo non ci si deve dimenticare dei musei, in primo luogo quello del Teatro Romano o quello della cartapesta, che ha una storia molto lunga e particolare e della Pinacoteca d’Arte Francescana. Sui balconi delle case, sui loggioni degli edifici antichi ma talvolta anche moderni, spesso di vedono “le pigne” o più comunemente “pumi“. Ad oggi sono oggetti di artigianato ma la loro storia ci richiama ad ornamenti, anche personali, che le famiglie di un certo lignaggio usavano per distinguere le loro case. La loro forma rappresenta un bocciolo, un germoglio, ad oggi viene usata come forma di artigianato nei modi più disparati e dai colori più diversi come augurio di fortuna, abbondanza, prosperità, fertilità e novità.

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