Salento terra dai mille volti: la costa adriatica.

Lo spartiacque, nel vero senso della parola, è Santa Maria di Leuca dove appunto si può decidere se fare il bagno nel mare Adriatico o nel mar Ionio. L’incontro tra questi due mari non è sempre visibile dipende sostanzialmente dalle condizioni atmosferiche.

Da Punta Meliso si ha un’ottima visuale sul porto e sulla città. La grande piazza è dominata dalla Basilica Santuario Santa Maria de Finibus Terrae, un luogo spirituale di origine incerta perché intessuta di leggende e storie di fede. Rasa al suolo innumerevoli volte è sempre stata ricostruita, l’ultima volta nel millesettecento. Dinnanzi al santuario si erge la statua di Santa Maria di Leuca e in direzione del mare si innalza il faro, risalente alla fine del milleottocento è con i suoi centodue metri, dal livello del mare, è il secondo più alto d’Europa.

Sulla destra, con le spalle alla piazza, si può scendere lungo la scalinata e cascata monumentale, composta da due rampe, fino ad arrivare in prossimità del porto. È la parte finale dell’acquedotto pugliese e termina con una colonna romana. In estate la cascata viene aperta di sera quasi settimanalmente, le giornate e l’orario si possono reperire sul social media.

Lo spettacolo, dal 2015 è associata “all’illuminazione artistica” che le dona una colorazione che varia in sincronia con la musica. Subito accanto, prima di scendere, si nota la Croce di Leuca, in ricordo del Giubileo del 1900 e proseguendo lungo via Pireca si arriva alla Croce Pietrina che ricorda San Pietro, leggenda dice che fermò qui al ritorno del suo viaggio in Oriente, Da questo stesso promontorio, ma in maniera migliore dalla passeggiata Cristoforo Colombo si possono iniziare ad ammirare le ville della metà dell’ottocento, ristrutturate negli ultimi anni, che con i loro diversi stili architettonici impreziosiscono il lungomare e le vie limitrofe.

Il lungomare, inoltre, è un’unica spiaggia, sabbiosa ed attrezzata. Lungo l’arenile si notano delle costruzioni in pietra, tipiche, chiamate bagnarole, che hanno gli stessi colori e ricopiavano anche la struttura dei palazzi, evidentemente erano della stessa proprietà ma a che cosa servivano?

Erano riservate alle donne dell’aristocrazia salentina, che in questo modo potevano fare il bagno e proteggersi dal sole al riparo da occhi indiscreti. Leuca è conosciuta anche per le sue bellissime grotte tra cui quella del Diavolo, la più nota, conosciuta e perciò turistica. Per visitarle è necessario affittare una barca oppure affidarsi alle escursioni giornaliere che partono proprio dal porto.

Da Santa Maria di Leuca verso Castro, fino ad Otranto e Torre dell’Orso ho trovato veri gioielli naturali come la spiaggia del Ciolo, prende il nome dagli uccelli, le gazze ladre, che vi nidificano. Si tratta di un’insenatura rocciosa, un vero e proprio fiordo, lo si raggiunge scendendo una scalinata tortuosa ma comoda che porta fino al mare. Fermarsi sul ponte e guardare sotto dà una visuale completa di questo paesaggio selvaggio e al tempo stesso spettacolare ed invoglia a scendere e a tuffarsi dalle rocce.

Passando oltre si raggiunge la Spiaggia e Piscina naturale di Marina Serra, una piccola rientranza protetta dal mare aperto da una scogliera dove l’acqua limpida e bassa esalta il riflesso della luce del sole sul verdeazzurro, una limpidezza particolare. Una leggenda la rende ancor più interessante, pare infatti, che questa insenatura venne creata dal diavolo in una notte. Proseguendo una tappa obbligatoria è Cala dell’Acquaviva, una piccola caletta dal fascino insolito, contornata dalla macchia mediterranea il cui verde si scontra con il grigiastro delle rocce e il turchese del mare non per niente si sono girate alcune scene del film di Carlo Verdone “si vive una sola volta”. L’acqua qui è sempre fresca anche grazie ad alcune sorgenti di acqua dolce che confluiscono direttamente in mare.

Proseguendo verso nord, si supera Porto Badisco, località molto conosciuta dal punto di vista turistico grazie alla sue spiagge sabbiose insinuate in splendide calette contornate da grotte tra cui quella dei cervi all’interno della quale si trovano disegni del periodo neolitico. Secondo una leggenda è qui che Enea attraccò fuggendo da Troia.

Arriviamo ad Otranto, la città più ad est d’Italia, ricca di storia e caratterizzata da stradine e viottoli che portano verso le mura, una balconata sul mare. Entrando nel centro storico da porta Alfonsina si raggiunge in pochi minuti la cattedrale di Santa Maria Assunta. Si tratta di una costruzione di epoca normanna con uno stile non ben definito, perché comprende elementi di diversa provenienza. Edificata nel punto più alto, in questo modo domina ed è visibile da tutti i punti della città. Di notevolmente interesse sono l’organo a canne dell’inizio del millesettecento e il pavimento a mosaico che raffigura l’albero della vita con tutte le sue diramazioni, una vera e propria gemma. Una sorpresa è anche il grande rosone esterno, di derivazione gotica, formato da sedici raggi.

La parte più intrigante ed avvincente è però la cappella dei Martiri che raccoglie le spoglie di coloro circa ottocento persone, che vennero trucidati dai Turchi, nel 1840, perché non vollero abiurare alla loro fede cristiana.

Cento metri e arriviamo al Castello Aragonese della fine del millequattrocento di forma quadrata con agli angoli delle torri circolari, circondato da un profondo fossato. È completamente integrato nelle mura fortificate della città. Come tutti i castelli, anche questo si ammanta di molte leggende, così come tante sono le storie di esecuzioni che avvenivano gettando in mare con un artifizio particolare in modo che cadendo il corpo venisse tagliato in due. La sala più particolare è la Sala Triangolare, ricca di decorazioni dell’architettura militare, con alle pareti delle pietre disposte a spina di pesce con lo scopo di sostenere le pareti. Per saperne di più consultare il sito.

Non lontana da Otranto c’è la Baia dei Turchi, a detta di alcuni forse la spiaggia più bella di questa parte del Salento, sabbiosa ed incantevole dominata da un mare cristallino di color turchese. Si trova all’interno del Parco Naturale dei Laghi Alimini e per arrivarci è necessario attraversare la pineta che la circonda percorrendo un sentiero.

Continuando sulla strada provinciale 366 arriviamo alla spiaggia di Torre Sant’Adrea che regala una vista grandiosa e molto scenografica su un imponente arco naturale. C’è la possibilità, da non rinunciarci assolutamente, di nuotarci sotto. Proseguendo oltre, in direzione di Brindisi, non si può non fermarsi a Torre dell’Orso, la sua baia, incantevole, è un’attrazione da non perdere per la sua spiaggia, ma anche per le “due sorelle“, due faraglioni bianchi che si stagliano da un mare azzurro caraibico con alle spalle una verde pineta. Farci un tuffo è un piacere, un ristoro e una nuova scoperta in un territorio tra i più belli e interessanti d’Italia.

La leggenda narra che due donne, stregate dalla bellezza di queste acque, si tuffarono e vi annegarono, gli dei, compassionevoli, le tramutarono in scogli, per far sì che rimanessero sempre in quel mare.

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