Ho soggiornato in casa di un amico in quel di Parabita, una decina di chilometri da Gallipoli, pare fondata dai Normanni anche se sono stati ritrovati frammenti di vita precedenti come le due statine delle Veneri di Parabita, ora conservate presso il Museo archeologico nazionale di Taranto. Avendo un po’ di tempo si possono visitare alcune chiese risalenti tra il millecinquecento e il millesettecento. Correva l’anno 2021 e il mese di settembre, sembrava a tutti che il Covid avesse allentato la sua morsa anche se ancora temibile come si è visto successivamente.
Quando non invitato a casa, ho mangiato alla trattoria Waikiki sulla strada provinciale 239 che porta verso il Parco di Punta della Suina. Eravamo da soli, in due, visto anche il periodo, mangiato bene, ovviamente pesce, da assaggiare gli antipasti di crudo, prezzo nella norma. La Maruzzella via Colombo a Conchiglie-Alto Lido, non aspettatevi un ristorante alla moda, è molto frugale, assomiglia più ad una bettola, molto affollato, perciò si rischia di aspettare e c’è molta confusione. Si mangia con piatti e posate di plastica, su tovaglia di carta, e il servizio è un po’ lento, ma se non ci si formalizza troppo si assaggia pesce fresco, antipasti alla salentina, soprattutto le cozze, e frittura ottima a prezzi modici. Il Chiosco sul lungo mare Galileo Galilei, è una paninoteca da provare, i loro prodotti sono molto buoni e la scelta variegata. Da consigliare per una cena veloce che non intacchi il portafoglio. L’Osteria lo Sturno a Parabita, locale nella piazza sotto il castello angioino, che purtroppo non conserva per intero il suo aspetto originario, viste le innumerevoli e lunghe ristrutturazioni. Una bella esperienza, mangiato all’aperto, il servizio simpatico e con tempi più che accettabili. Il menù consente più scelte e le portate sono abbondanti e di qualità, il prezzo giusto. A dire il vero, è molto difficile fare un confronto tra il periodo in cui ho frequentato questi locali e quello in piena estate dal punto di vista del tempo che si deve aspettare per essere serviti e per prenotare, non solo, infatti, penso che in piena estate ci sia sempre la fila e anche trovare un parcheggio diventi difficile.
Da qualche anno nella provincia di Lecce gli ulivi si ammalano, si seccano e poi muoiono, la causa? La Xylella, o meglio la Xylella fastidiosa, un batterio che ha trasformato campi di ulivi secolari in distese di tronchi anneriti, che non vengono ormai neanche più estirpati, costa troppo, ma soprattutto una rovina economica e naturalistica devastante. Ma come è potuto accadere tutto questo? Ci sono mille versioni per cui è quasi impossibile trovare la causa, si sa solo che è stata importata molto probabilmente da qualche paese del Sudamerica.

La storia ci racconta come questa terra si sia evoluta nel tempo culturalmente ed economicamente passando sotto diversi governi. Alcune ricerche datano l’abitare il Salento già nel Paleolitico, grazie all’abbondanza di grotte, presenti ancora oggi, in cui sono stati ritrovati manufatti e graffiti. Spostandoci in qua con il tempo si hanno notizie della popolazione dei Messapi che lo abitarono attorno al 500 a.C., si racconta di antagonismi tra le tribù che erano stanziali vicino all’attuale Bari. Nel seguente periodo di dominazione romana venne usata, data la sua posizione strategica, come base militare per la conquista dei territori della Grecia e dei Balcani. Contestualmente concorse all’inizio della letteratura latina, ne sono testimoni poeti e drammaturghi quali Livio Andronico. Nel medioevo subì l’autorità bizantina e divenne, in tal modo, il confine con i possedimenti longobardi. In seguito ci furono le aggressioni mussulmane e poi venne conquistato dai Normanni che diedero un impulso legislativo e culturale. A loro si sostituirono per matrimonio, gli Svevi, poi gli Angioini e gli Aragonesi, arriviamo così attorno al millequattrocento. Di questo periodo, oltre alla miseria, si deve ricordare il codice di Maria d’Enghien, una raccolta di leggi amministrative oggi conservate presso l’archivio di Stato di Lecce. Successivamente, il periodo borbonico è un periodo di crescita, si costruiscono strade e porti così da accrescere il commercio e di conseguenza l’economia e le arti. Veniamo al 1860 quando il Salento divenne parte del Regno d’Italia, si costruì una prima rete ferroviaria e il porto di Brindisi assunse ancora maggiore importanza per i commerci. Nel Novecento si costruì il grande acquedotto pugliese, ma ci furono anche cruente lotte contadine, ne è esempio l’eccidio di Parabita. Con l’arrivo del fascismo si crearono nuove province, Taranto e Brindisi, ma ci fu anche la Seconda guerra mondiale con le sue distruzioni. Nel 1943 Brindisi, per qualche tempo, fu la capitale d’Italia. Il dopoguerra è ricordato come una fase di vasta emigrazione anche a causa della grave situazione economica, poi negli anni Sessanta si ebbe un grande sviluppo industriale soprattutto petrolchimico, aeronavale e dell’acciaio.
Ora più che la sua storia il Salento è famoso e frequentato più per i suoi mari e le sue spiagge che vengono prese d’assalto dai turisti nei mesi estivi.