Sbarcato ad Olbia e immessomi sulla strada statale 131 e poi proseguendo sulla strada provinciale 51, strada stretta e strapiombante di montagna con tornanti, dopo circa novanta chilometri si arriva ad Orune, caratteristico paesino in Provincia di Nuoro, tappa obbligata per vedere la Chiesa di Santa Maria Maggiore, definita anche la Sistina della Barbagia.
La chiesa, situata al centro del paese, venne costruita a metà del milleottocento, ha una facciata piuttosto anonima, in stile classico, dai colori pastello, ma l’interno è una vera opera d’arte. Sia la navata che il soffitto ad arco della chiesa sono state decorate a fresco con tempere dai colori e disegni che illustrano la sacralità del Vangelo, dal pittore cagliaritano Antonio Cabone, il tutto arricchito da cinque cappelle laterali, da statue e dall’altare maggiore di ottima fattura.


Al ritorno invece mi sono fermato al Parco Archeologico Naturalistico di Santa Cristina costituito da un villaggio nuragico, da un santuario cristiano e dal pozzo sacro, il più visitato ed interessante, per la sua storia e la sua architettura. Viaggiando sulla statale 131 una volta superato Oristano, e seguendo le indicazioni si troverà uno svincolo che ci fa uscire dalla statale e in pochissimi minuti si arriva a destinazione.
Tra il villaggio nuragico e il pozzo sacro si trova il santuario cristiano. Un luogo suggestivo, mistico e al tempo stesso sacro, rimasto ancora oggi zona di culto, che custodisce la chiesa campestre di santa Cristina, costruita già in età medioevale, verso l’anno milleduecento. Siccome ha subito molti aggiustamenti non è possibile risalire al suo aspetto originario.

Una serie di casette, in pietra, strutturalmente molto semplici, adibite ad alloggi per i pellegrini, dette muristenes. Ancora oggi, due volte all’anno, la seconda domenica di maggio e la quarta di ottobre, vengono abitate da pellegrini, per le celebrazioni delle novene in onore di Santa Cristina e dell’Arcangelo Raffaele. Percorrendo il sentiero che prosegue sulla sinistra del santuario si arriva, dopo un centinaio di metri, al villaggio nuragico.
Al nuraghe e ai resti di un villaggio circostante, è stata assegnata la data di costruzione del bronzo, che varia tra il 1550 e il 1200 a.C. È una colonna unica, un nuraghe cosiddetto a tholos con all’interno una camera e tre grandi nicchie e una scala, elicoidale, che porta al piano superiore. Poco più avanti si incontra una costruzione particolare la capanna allungata. È una struttura larga quasi due metri e lunga quattordici si pensa di epoca romana o addirittura medioevale, però non si hanno fondamenti molto precisi in questo senso. Si pensa fosse usata come rifugio per gli animali o magazzino alimentare.



Per finire a destra del santuario cristiano seguendo un sentierino che si snoda tra ulivi secolari e piante di fico d’india, si raggiunge il pozzo sacro di Santa Cristina, forse la maggiore manifestazione della civiltà nuragica di tutta la Sardegna.
A guardarlo non sembra sia stato costruito verso l’anno mille a.C. circa tremila anni fa, considerando il suo stato di conservazione. Non è l’unico in Sardegna, ce ne sono circa una quarantina, ma questo è il più grande e raffinato. Secondo gli studiosi questo pozzo aveva affinità con il culto dell’acqua, con la fertilità, visto dall’alto, nel duo insieme, assomiglia moltissimo al sistema riproduttivo femminile e con l’astronomia, in particolare con le fasi lunari. Durante gli equinozi, in marzo e in settembre i raggi del sole si riflettono, colpendo l’acqua passando attraverso la scalinata di ingresso. Ancora più stupefacente è quello che succede nel lunistizio maggiore.

Ogni diciotto anni e sei mesi la luce della luna attraversa il foro alla sommità della camera a tholos del pozzo e si diffonde nell’acqua. sottostante. Per accedere al pozzo vero e proprio, che ha una profondità di ventiquattro metri, e dove l’acqua arriva anche oggi da una falda perenne il cui livello è sempre costante, si deve scendere una scalinata, preceduta da un vestibolo, che ha una forma particolare, trapezoidale. Guardando la sua struttura dall’alto, lo si nota dai cartelli indicativi posti in prossimità dei questa vestigia, si nota un recinto, una cornice, a forma di toppa di chiave con dei sedili in pietra nella parte interna. Esternamente una barriera di forma ellittica racchiude tutta la costruzione.
Nelle vicinanze ci sono altri resti nuragici come la capanna delle riunioni, rotonda, con un ciottolato che fa da pavimento e un sedile, anch’esso di forma rotonda che occupa tutto l’interno. Questo sito è da visitare e diffonde un’emozione, un misto di storia, cultura, misticismo, leggende, un’armonia di testimonianze nuragiche, medievali e moderne, in un luogo che è rimasto area di culto e devozione. Il costo del biglietto è di soli sette euro per gli adulti, l’apertura è giornaliera dalle otto e trenta fino al tramonto.