Riconosciuta dell’UNESCO nel 2008 come patrimonio dell’Umanità, è un piccolo tesoro di architettura e di arte che si riesce a visitare anche in un solo pomeriggio, è facilmente raggiungibile sia da Mantova, attraverso la statale in direzione di Parma, che da Cremona e appunto da Parma invertendo il percorso.
Sabbioneta è il sogno del principe Vespasiano Gonzaga Colonna di creare una città a misura d’uomo, la città ideale appunto, costruita nel Cinquecento dove prima c’erano paludi e malaria. Cosa vedere? Le mura, costruite tra il 1556 e il 1589, circondano la città formando una figura esagonale alle cui estremità si aprono due porte, una rivolta verso ovest e l’altra verso est, volendo si può seguire un percorso esterno alle mura che congiunge le due porte in questo modo si può apprezzare da vicino come sono state edificate, purtroppo solo questa parte è sopravvissuta negli anni.


Sono entrato in città da Porta Imperiale, ho trovato un parcheggio vicino a piazza Ducale e ho proseguito a piedi verso la piazza. Questa porta rivolta ad oriente, fortificata, costruita dopo Porta Vittoria, è dedicata all’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. La facciata è completamente rivestita di marmo bianco.
Porta Vittoria risale al 1562, durante la prima fase di edificazione delle mura e all’epoca era l’unica via di accesso alla città. Rivolta verso Milano, il suo aspetto è sobrio ed imponente e si nota immediatamente il contrasto tra il marmo bianco ed il rosso mattone. Sopra l’ingresso sono collocati gli stemmi della famiglia Gonzaga-Colonna.
Arrivati in piazza, la si può immaginare come il centro sociale di Sabbioneta di quel tempo, sede di incontri e scambi commerciali nella sua veste di piazza del mercato.

Il Palazzo Ducale, costruito verso la metà del Cinquecento, era la residenza del Duca e si affaccia sulla piazza omonima, al suo interno, si possono ammirare diverse sale dove si possono ammirare soffitti di legno pregiato rivestiti d’oro oppure statue equestri lignee rappresentanti Vespasiano e la sua ascendenza maschile, ma anche stucchi di pregevole fattura che rappresentano sia gli stemmi della famiglia che il blasone della stessa.


Proseguendo sul lato sinistro della piazza si arriva alla sinagoga che fu ricostruita molto più tardi, nel 1824 sopra una già esistente e si ha notizia della presenza di Ebrei già dal Quattrocento.

La Sinagoga è preceduta da un ampio atrio, a pianta rettangolare. L’ Arca, dov’erano custoditi i rotoli della Legge, è situata in fondo alla sala, di fronte all’ingresso, incassata nella muratura ed incorniciata da due colonnette corinzie sormontate da un timpano.
Sopra l’ingresso si trova il matroneo.
Gli arredi rimasti sono molto ricchi e preziosi: oltre alle ante dorate e decorate dell’ Ara ci sono le lampade ad olio che la fiancheggiano , un cancello in ferro battuto ed il piedistallo in legno utilizzato come leggio, come si può vedere bene nella fotografia.
Le scritte sono tutte in caratteri ebraici.
Spostandoci poi lungo Via Dondi arriviamo in vista di Palazzo Giardino, che era destinato ad essere la villa suburbana del principe. La prima cosa che salta all’occhio arrivati in piazza del Castello è il Corridor Grande detto anche Galleria degli Antichi, è lungo 100 metri circa, costruito verso la fine del Cinquecento su un lato del Palazzo Giardino. I suoi antichi marmi sono stati restaurati e sono conservati all’interno di Palazzo Ducale.

Alla fine del Corridor si trova Palazzo Giardino dall’aspetto quasi insignificante, ma appena si salgono le scale e si entra al piano “nobile” e attraversando le sale si rimane a bocca aperta, osservando le decorazioni e gli affreschi alle pareti e sui soffitti sembra di entrare in un mondo di fantasia.


Proseguendo lungo via Vespasiano Gonzaga si arriva velocemente al Teatro all’Antica, detto anche teatro olimpico, realizzato negli anni compresi tra il 1588 e il 1590 da un allievo di del Palladio, Vincenzo Scamozzi.

E’ il primo esempio di teatro stabile in quanto costruito a sé stante. Il suo esterno è elegante, ma entrandovi si rimane stupiti dalla gradinata in legno sopra la quale si apre una loggia contornata da statue lignee che raffigurano alcune divinità olimpiche, dietro si notano degli affreschi e degli stucchi che impreziosiscono questa parte del teatro.
Il palcoscenico è sopraelevato, in legno, a scena fissa che dà una visione prospettica, è separato dalla gradinata da un grande spazio che da l’impressione di una piazza, ai lati due grandi affreschi raffiguranti scene di vita della Roma antica. Nel corso degli anni questo teatro ha cambiato spesso funzione essendo stato utilizzato anche come magazzino per cui anche se restaurato si è perso, purtroppo, un poco del suo vecchio splendore.
Infine, le chiese che si incontrano lungo l’itinerario: la prima è la chiesa di Santa Maria Assunta che si affaccia su piazza Ducale, guardandola dall’esterno si direbbe che non c’entri nulla con l’architettura della piazza per la sua alternanza dei colori del marmo. L’interno è un’unica navata con ai lati delle cappelle arricchite da molti dipinti. La sacrestia conserva una copia della Madonna del Divino Amore di Raffaello, insomma una vera perla sia architettonica che pittorica che merita di essere visitata. Subito nelle vicinanze troviamo l’ Oratorio di San Rocco, settecentesco, con all’interno una pinacoteca una ricca collezione di opere d’arte di pittori di varie epoche. finalmente la chiesa della Beata Vergine Incoronata, è stata costruita sopra una chiesa precedente, ha pianta ottagonale e a prima vista, dall’esterno, sembra una fortificazione anche grazie all’ imponente torre che sembra sovrastarla. Il suo bell’interno è decorato con raffinatezza ed ospita la tomba di Vespasiano I Gonzaga.