Il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie è una chiesa la cui storia risale addirittura al milleduecento ma fu alla fine del milletrecento che fu consacrata e dedicata alla Vergine Maria, poi un secolo dopo furono edificati il convento e verso la metà del millecinquecento il portico che doveva riparare i pellegrini ed i mercanti, infatti è in quel tempo che inizia la fiera alle Grazie che si svolge tutt’ora a Ferragosto. Si trova a Grazie, frazione di Curtatone ed è raggiungibile con qualsiasi mezzo, anche la bicicletta.
Il giorno di Ferragosto, inoltre, come ormai da cinquant’anni, sul piazzale antistante il santuario si radunano madonnari provenienti da ogni parte del mondo che disegnano con i loro pastelli trasformando il sgratato in un coloratissimo manto di effigi sacre che rende l’antica fiera alle Grazie unica, originale ed inconfondibile.

Nel giugno del 1991 il Santuario fu meta della Visita Apostolica di Papa Giovanni Paolo II alla Diocesi di Mantova per la sua importanza e anche per questo motivo si fregia del titolo di basilica minore. La facciata, nel cosiddetto stile gotico lombardo, viste le appendici inserite postume nei secoli presenta stili diversi, come ad esempio i pinnacoli rinascimentali che si notano volgendo lo sguardo verso l’alto.
L’interno è un’unica navata, in stile gotico, con ai lati le cappelle votive delle famiglie di alto lignaggio. La più interessante, a mio parere, è la prima a destra, entrando, di San Bartolomeo per la tela che raffigura la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bonaventura e Francesco, anche se, a dire il vero, ogni cappella ha i suoi tesori ornamentali.

Sopra l’altare centrale è visibile una tavola del XV secolo raffigurante la Madonna con Bambino. Una particolarità è il coccodrillo, imbalsamato, appeso ed incatenato al soffitto. Nell’antichità certi tipi di animali, come il coccodrillo, avevano un forte significato simbolico perché simboleggiavano il male, ecco quindi le catene a dimostrare che Dio vince sul male. A dire il vero quello delle Grazie è legato anche a leggende e supposti fatti di cronaca del tempo dei Gonzaga.
Osservando la navata dal fondo della chiesa si notano le pareti, un impalcato in legno, unico al mondo, che adorna le pareti le cui colonne determinano una doppia serie di nicchie che contengono una vasta collezione di ex-voto, mani, occhi, orecchie e seni di cera.

Nelle nicchie inoltre sono disposti manichini di cartapesta a grandezza naturale che raffigurano persone miracolate dalla Vergine Maria. Fuori dal Santuario, sulla destra, è visitabile il piccolo chiostro, l’ultimo rimasto, sotto il porticato si ammirano le lunette raffiguranti la vita di San Francesco. Al centro il pozzo con la scritta leggibile in entrambi i sensi: TIBI SITIS/SITIS IBIT che sta a significare: se attingerai acqua la tua sete si placherà. Per una descrizione molto più appropriata dei tesori del santuario consultate il sito.
Subito a sinistra, ai piedi, del Santuario si entra nella zona protetta del Parco del Mincio, e per chi volesse fare un’esperienza di navigazione sul fiume, trova il punto di attracco delle imbarcazioni della compagnia dei barcaioli nelle Valli del Mincio che propongono al contenuto prezzo di sei, dieci euro, un percorso naturalistico e anche didattico all’interno del Parco.
Ho navigato tra canneti, piante acquatiche tra cui, fior di loto, castagne d’acqua e ninfee di vari colori. Si possono vedere anche specie di uccelli intenti ad osservare attentamente i movimenti dell’acqua con la chiara intenzione di nutrirsi e vedere in lontananza il profilo di Mantova.




Volendo organizzare una visita senza tralasciare nessun punto di interesse è utile consultare il sito.