Mantova, città ducale.

Ho sempre voluto visitare Mantova, città rinascimentale per eccellenza, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, con una qualità di vita di alto livello come testimoniano i rapporti di Legambiente. La sua storia inizia già con gli Etruschi, ma è soprattutto sotto la dominazione dei Gonzaga che raggiunge il culmine del suo sfarzo. Ho dormito a Villa dei Tigli 920 Liberty Resort, villa risalente agli inizi del Novecento, a Rodigo, distante circa quindici chilometri dal centro storico di Mantova, dove sono stato alla fine di agosto del 2018, otto chilometri dal Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie e trenta chilometri da Sabbioneta. L’hotel è una residenza dei primo del Novecento, restaurata che conserva ancora alcuni dettagli interessanti è attorniata da un giardino ben curato. La camera un po’ piccolina, ma pulita e graziosa, non era una suite o una superior, il personale affabile e gentile, l’ottima colazione e il parcheggio spazioso hanno fatto sì che mi sono trovato bene anche se non ho usufruito dei servizi della piscina esterna, dei campi da tennis e della SPA.

Il centro storico di Mantova è racchiuso in pochi metri quadri, infatti partendo da Piazza Sbordello dove troviamo il Palazzo Ducale, il Castello di San Giorgio, e il Duomo, seguendo via Broletto, passando davanti al Palazzo del Podestà, si arriva in Piazza Erbe dove vediamo la torre dell’orologio, subito accanto in piazza Concordia dove troviamo la Rotonda di San Lorenzo , da lì in un minuto arriviamo di fronte alla chiesa di Sant’Andrea, in piazza Mantegna.

Iniziamo la visita da piazza Sordello e dal Duomo o Cattedrale di San Pietro, sede del vescovo, in stile romanico costruito verso la fine del milletrecento al posto di una chiesa paleocristiana distrutta da un incendio. La facciata, di marmo di Carrara, ha alcuni tratti di tipo gotico risalenti alla precedente costruzione.

L’interno, rifatto completamente nel 1545, conserva ancora oggi la struttura di un tempo, con le navate, le colonne, le cappelle e le opere d’arte, di rilievo sono l’altare maggiore e l’organo. Il campanile è quello che rimane dell’antica chiesa rimodernata più volte anche dai Gonzaga. Guardando verso la sommità si scorge una piccola testa in marmo. Sulla destra, guardando il Duomo, c’è il porticato di Palazzo Ducale la cui visita si divide in tre parti: la Corte Vecchia, il Castello di San Giorgio e la Corte Nuova.

Il Castello di San Giorgio, costruito alla fine del milletrecento sulle vestigia di una chiesa, si distingue, anche da lontano, per le sue quattro torri, è circondato da un fossato ancora oggi con acqua. La sua funzione, con gli anni, è passata da fortezza difensiva a carcere, nel 1852 qui vennero imprigionati i martiri di Belfiore e anche Ciro Menotti prima, nel 1810, Andreas Hofer.

Tra le sale del castello quella più visitata, interessante ed emozionante è senza dubbio la Camera degli Sposi, o Camera Picta. Rinascimentale è opera del Mantegna che l’ha affrescata in una decina di anni, circa. Gli affreschi sulle pareti ci raccontano la un tratto della vita della famiglia dei Gonzaga.

Il ritratto della corte e l’incontro sono i due motivi rappresentati. Guardando in alto, l’oculo, sembra un’apertura verso il cielo da cui si affacciano fanciulle e putti. Nella stanza, angusta, non si può stare più di dieci minuti perché l’umidità e l’aria espirata, rischiano di staccare gli affreschi dai muri. Proseguendo la visita, rientrando in Piazza castello si arriva alla Corte Vecchia, la parte più antica del Castello, dove troviamo numerose sale con affreschi, ritratti, fregi e decorazioni delle varie epoche di dominazione dei Gonzaga.

Infine la Corte Nuova, accessibile dal castello attraverso lo scalone di Enea che ci introduce alla prima sala, la sala del Manto, finemente decorata e parte integrante dell’appartamento del Duca Guglielmo e anticamera della sala di Troia, abbellita con gli affreschi di Giulio Romano. Seguendo il percorso indicato si visitano altre sale tra cui per esempio la successiva sala dei Capitani. Anche in questa parte del castello troviamo molte sale perlopiù del sedicesimo secolo e un bel giardino pensile denominato “dei cani” al centro della corte. Per approfondire la visita il sito ne da una visione molto completa che riguarda l’accoglienza , la storia e anche dei tour virtuali.

Piazza Erbe, il salotto della città, è di forma rettangolare, delimitata da palazzi che riportano alle diverse epoche di costruzione. Di alcuni di essi segue la descrizione. Proprio al limitare di Piazza Erbe si scorge la Torre dell’orologio, quadrata, rinascimentale, fu edificata dai Gonzaga nel 1472-3 e prende il nome dall’orologio astronomico, ben visibile, inaugurato alla fine della costruzione della torre.

Il terremoto del 2012 ha lesionato la torre che però è già stata restaurata e riaperta. All’interno è collocato il Museo del Tempo che espone gli antichi meccanismi, che facevano funzionare l’orologio, sostituiti nel tempo. Come si può vedere l’orologio è protetto da una tettoia semicircolare ed è circondato da ritratti, è completato con le fasi lunari, i segni zodiacali, i giorni del mese e le ore della giornata, da un tramonto all’altro. La combinazione tra queste indicazioni consente di calcolare le ore planetarie e quindi l’influenza dei pianeti.

Appena sotto l’orologio ci sono, la statua della Madonna Immacolata e il balcone in marmo entrambi fatti risalire al milleseicento. Consiglio la visita sia per ammirare il museo che per il panorama mozzafiato che si vede dall’ultimo piano della torre. La Rotonda di San Lorenzo sembra fare tutt’uno con la Torre dell’orologio invece fu edificata prima anche se non è molto chiara l’anno, si tende ad indicare una data attorno alla fine del mille, per volere di Matilde di Canossa.

Costruita in cotto in stile romanico, di base circolare con al suo interno un colonnato in pietra e una galleria soprastante, ad oggi rimangono solamente pochissime tracce degli affreschi, di probabile origine bizantina che la decoravano. Tra gli affreschi rimasti quello dietro all’altare, la figura rappresentata viene attribuita a San Lorenzo. La sua architettura riprende i tratti della chiesa del Santo Sepolcro a cui si ispira.

È stata riscoperta gli inizi del secolo scorso, restaurata e aperta al culto dopo che fu chiusa nel 1579 e nascosta da altri edifici.

Volgendo le spalle alla Rotonda, prima di entrare in piazza Mantenga dove ammiriamo la facciata della di Chiesa di Sant’Andrea, sulla nostra sinistra vediamo la Casa del Mercante. L’edificio, in stile rinascimentale con tinte orientaleggianti, si distingue dalle costruzioni vicine per la facciata, sui tre piani poggiati su un colonnato di marmo rosso, che ha il colore della terracotta, per lo stile delle finestre e per le iscrizioni sotto il portico che indicano la mercanzia in vendita a quel tempo.

La Basilica di Sant’Andrea, è la più grande chiesa di Mantova, dall’architettura rinascimentale, conserva, nella cripta, due vasi contengono, come reliquia, la terra intrisa del sangue di Gesù Cristo alla cui presenza e culto si deve anche la crescita e la prosperità della città.

Fu ultimata alla fine del millequattrocento ben dopo la morte dell’architetto Leon Battista Alberti, autore del progetto. La facciata, imponente, presenta un grande arco che ci riporta a quelli di trionfo di Tito a Roma e di Traiano ad Ancona, ai lati due pilastri, da notare anche il portale d’ingresso, in marmo e il campanile, a base quadrangolare, del 1413, residuo di una chiesa precedente che presenta alcuni elementi in stile gotico. L’interno, ad una sola navata con grandi cappelle quadrate sui lati, la prima a sinistra, decorata dal Correggio è la tomba di Andrea Mantegna, morto a Mantova nel 1506.

Di notevole importanza i due dipinti, uno sull’altare, la “Sacra Famiglia e la Famiglia del Battista” e l’altro sulla parete, il Battesimo di Cristo, attribuiti allo stesso Mantegna.

Al temine della navata, la zone del presbiterio che si presenta con l’altare maggiore realizzato agli inizi del milleottocento, sul lato sinistro la statua di Guglielmo Gonzaga in preghiera, e sulle pareti prezioso anche l’organo a canne della metà del milleottocento e le cantorie, infine l’abside con il dipinto del martirio di Sant’Andrea.

Ai lati del presbiterio ci sono le scale per raggiungere la cripta, vi si accede solo con visita accompagnata, è il luogo dove sono custoditi i vasi con la reliquia. Altra opera degna di nota è la cupola, alta ottanta metri, è stata messa in sicurezza dopo il terremoto del 2012, è stata aggiunta solo nel 1732.

Nei pennacchi dei pilastri che la reggono sono raffigurati i quattro evangelisti. Salendo ancora con lo sguardo si notano delle grandi finestre intervallate da alte statue che rappresentano la Fede, la Speranza, la Carità e la Religione. La calotta della cupola decorata da Giorgio Anselmi tra il 1777 e il 1782, raffigura la Gloria del Paradiso.

Particolare della cupola

Infine Palazzo Te, villa del rinascimento che si trova fuori dal centro storico, esattamente in via Montello dove, allora, il parcheggio era gratuito. Costruito alla metà del millecinquecento, oggi sede museale e di mostre d’arte.

È un palazzo insolito, un blocco che si sviluppa solo longitudinalmente di forma rettangolare. È una villa del rinascimento costruita attorno alla metà del millecinquecento, opera di Giulio Romano per gli svaghi dei Gonzaga.

Le Sale di Palazzo Te sono una ventina, molto ben descritte nell’apposito sito attraverso cui si può scegliere il percorso di visita. Le mie favorite sono tre: la sala dei cavalli, la camera di Amore e Psiche ed infine la sala dei giganti. Iniziamo a prenderle in visione.

La prima, la sala dei cavalli, decorata verso la metà del millecinquecento, era probabilmente riservata agli ospiti e alle cerimonie. Sulle pareti sono dipinti cavalli, di due rimane ancora scritto il nome, inseriti in nicchie con statue di divinità, busti di personaggi e fregi sul vertice delle pareti stesse. Il soffitto, in legno dorato con lo fondo blu, con impresse gesta eroiche.

La seconda la camera di Amore e Psiche, ricca di decorazioni che ricordano la storia di Amore e Psiche, anche altre saghe mitologiche decorano le pareti, vi si possono riconoscere Venere e Adone oppure Polifemo e anche Bacco e Arianna. Come per la sala precedentemente descritta gli affreschi sono databili tra il 1526 e il 1528.

Quando sono entrato nella Camera dei Giganti sono rimasto a bocca aperta affascinato da tanta bellezza. I dipinti delle pareti ritraggono la scena in cui crolla la torre che i Giganti avevano costruito per assalire l’Olimpo. Giove è raffigurato mentre scaglia fulmini, e assieme a Giunone punisce i ribelli che vengono travolti. L’affresco progettato da Giulio Romano è stato eseguito tra il 1532 e il 1535. Sicuramente è la camera più famosa del palazzo visto anche l’affollamento che vi si trova, ma è anche quella più spettacolare vista l’espressività delle immagini.

A pochi metri da Palazzo Te si trova il Museo della Città di Palazzo San Sebastiano che ci racconta i diversi momenti della civiltà mantovana, un viaggio dall’antico attraverso i trionfi dei Gonzaga fino alla pittura del rinascimento con particolare riguardo ovviamente a Mantegna.

Visitando il museo si può anche entrare nella chiesa di san Sebastiano, la cui costruzione fu terminata nel 1476, non ha una collocazione storica ben precisa perché non c’è documentazione in merito. Dopo il restauro, dei primi del millenovecento, che cambiò la struttura, fu adattato a Famedio ovvero a sacrario per i caduti. Di fronte la Casa del Mantegna originale nella sua costruzione rinascimentale dove si riconosce ancora oggi la vena creativa del pittore prediletto dai Gonzaga, adibita oggi a sede di attività espositiva e di conferenze.

Questo è il sito della Mantovacard che è utilissima per programmare la visita di questa meravigliosa città ricca di sorprese.

A margine all’interno di Palazzo ducale ho ammirato la mostra temporanea Il giro del mondo in 8 stanze, Un viaggio attraverso il cosmorama di Hubert Sattler (1817-1904), ovvero raffigurazioni di paesi, come l’Egitto o l’Oriente e città come Parigi o Londra lontane, ma che incuriosiscono o meglio incuriosivano i viaggiatori.

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