Sono stato a Berlino numerose volte, anche prima del 1989, quando il 9 di novembre cadeva definitivamente il muro, l’ultima nel 2015. Ho visto il muro nelle sue varie forme, artistica dalla parte ovest ma anche come deterrente e divisivo dalla parte est. La sua costruzione ebbe inizio nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, denominata “Operation Rose“. Già in mattinata furono stesi chilometri di filo spinato, ad iniziare da Pozdamer Platz, che tagliarono in due Berlino e la Germania.
Si boccò la circolazione, si tagliarono strade, ma non solo, intere famiglie furono divise e rimasero in questa condizione per ben ventinove anni. Successivamente il cemento prese il posto del filo spinato, vennero murate le case di confine e si costruirono fortificazioni con l’intento di controllare e non permettere nessun passaggio verso Berlino ovest se non attraversando alcuni punti prestabiliti e solamente da ovest verso est rispettando rigorosissimi controlli. Ricordo l’attesa e il cambio di monete, obbligatorio, a cui si era sottoposti in quel periodo se si voleva transitare a Berlino est per vedere, ad esempio, il Pergamonmuseum e le sue preziose opere come l’altare si Pergamo o la Porta La Porta d’Ishtar, oppure Alexanderplatz per vedere l’orologio universale, l’Urania Weltzeituhr. Inoltre, come non dimenticare i cartelli con la scritta “Achtung Sie verlassen jetzt West Berlin“.

Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre 1989 ci fu una grande manifestazione che prese d’assalto pacificamente il muro e i suoi punti di attraversamento. Il 9 di novembre iniziò la sua demolizione, con martelli e picconi, finalmente si riabbracciarono persone della stessa nazionalità.
Per chi non ha mai visto il muro ci sono ancora alcuni pezzi rimasti in piedi o meglio dei luoghi che lo ricordano, ad esempio uno di questi è la East Side Gallery, uno spaccato di più di cento murales, lungo più di un chilometro che si trova in Mühlenstrasse, allora Berlino est. Si raggiunge facilmente con la metropolitana scendendo alla stazione di Schlesisches Tor attraversando il fiume Sprea sul ponte Oberbaum poi girando verso sinistra si arriva prima al Museo del muro e proseguendo alla galleria d’arte all’aperto più lunga del mondo, non serve alcun biglietto d’ingresso. Sul sito, solo in lingua tedesca o inglese, si possono approfondire la storia, che inizia nel 1990, avere notizie sugli artisti e sulle loro opere al di fuori di questa esibizione e ovviamente ammirare tutti i murales esposti.
I murales più famosi e fotografati sono senza dubbio il “Bruderkuß” (bacio fraterno) di Dimitrji Vrubel, che raffigura Erich Honecker e Leonid Breznev, al tempo segretari dell’Unione Sovietica e della DDR, che si baciano sulla bocca, interessante la scritta in cirillico, in alto, e in tedesco, in basso, che recita Mein Gott, hilf mir, diese tödliche Liebe zu überleben, tradotto: Signore! Aiutami a sopravvivere in mezzo a questo amore mortale. Altra opera tra le più fotografate è “Test the Best“, diventato Test the Rest dopo la ristrutturazione del 2009 l’autrice Birgit Kinder, mostra un’automobile , una Trabant, l’auto simbolo della DDR che attraversa il muro sfondandolo, da notare la targa, la data della caduta del muro.


Purtroppo molto spesso sono danneggiati da inquinamento, logorio e, soprattutto, vandalismo. Ci sono anche molti altri lavori degni di menzione, tutti con un valore simbolico elevato, come ad esempio, Der Mauerspringer (il Saltatore del Muro) di Gebriel Heimler che onora tutte quelle persone che hanno tentato di scappare spesso con effetti nefasti, infatti le vittime di questi tentativi di fuga sono ricordati al Memoriale del Muro in Bernauer Straße. Altro murales molto intrigante è Ohne Titel (Senza Titolo) di Georg Lutz, Mikailh Gorbaciev che guida un’auto, nel cui volante si riconosce la falce e il martello, la strada è quella del declino dell’Unione Sovietica. Anche Alles offen (tutto aperto) di di Rosemarie Schinzler il cui significato è molto chiaro, due colombe che trasportano la Porta di Brandeburgo al posto del tipico ramoscello d’olivo è un graffito da non perdere, così come Es geschah im November (accadde in novembre) di Kani Alavi, dove una moltitudine di persone, con visi di speranza, attraversa il Checkpoint Charlie.
Quando ancora esisteva il muro sono andato al Ceckpoint Charly, allora non si potevano scattare fotografie, il più famoso posto di blocco tra le due Germanie, noto per gli accadimenti del 1961 in cui carri armati sovietici ed americani si fronteggiarono a poca distanza.
Il Museum Haus am Checkpoint Charlie (museo casa al Ceckpoint Charly), nato nel 1962, documentava già allora gli avvenimenti di quegli anni, una sezione è dedicata a tutte le soluzioni di fuga pensate e provate per oltrepassare il muro, si va da sottomarini a funivie, ad automobili truccate e mongolfiere. Ci sono altri luoghi dove vedere i resti del muro, uno dei più interessanti è a Potsdamer Platz dove per ricordare quel confine sono stati posizionati, una striscia di sampietrini, e alcuni frammenti del muro ricoperti di disegni e purtroppo di molto altro. Nelle vicinanze rimane una delle ultime torri di guardia salendoci si può immaginare cosa vedevano le guardie. Altre vestigia si trovano attorno alla Nordbahnhof e lungo tutto quella che era una volta l’ estensione del muro.
