Tornare indietro negli anni.

Sì, proprio così, lo si può fare scendendo in questa gola scavata negli anni, moltissimi, dall’ultima era glaciale, da un piccolo torrente di montagna. La gola del Bletterbach, consente, quindi, di farsi un’idea di come sia cambiata la terra nei secoli. Avevo sentito parlare di questo luogo e ho voluto provare questa avventura per scoprire questa gola nell’agosto del 2016.

Di geologia non mi intendo affatto però anche un neofita come me è rimasto affascinato dalla vista, e anche dalle esaurienti spiegazioni della guida, basterebbe anche solo leggere la brochure che ti danno all’acquisto del biglietto per aumentare la curiosità e la voglia si scendere in questa forra alta 400 metri e lunga fino ad otto chilometri.

Essendo inserita nelle Dolomiti quando nel 2009 queste sono state nominate, per la loro tipicità, patrimonio dell’umanità dall’UNESCO anche questa gola lo è diventata. La scoperta di questo luogo parte dal Centro Visitatori ed arrivarci è molto semplice, percorrendo la strada che da Ora (BZ) oppure da Egna va verso Cavalese, si supera la località di Montagna e poi si devia verso Aldino, superato il ponte, dopo il paese bisogna girare a destra in direzione Lerch fino al parcheggio del Centro Visitatori, che è raggiungibile anche con i mezzi pubblici diretti verso il Santuario di Pietralba.

Dopo una breve sosta al Centro Visitatori, dove si possono ammirare anche alcuni fossili rinvenuti nella gola e aver ricevuto le istruzioni per una camminata in completa sicurezza, si parte e una volta arrivati in fondo al dirupo i risultati dell’erosione sono visibili a tutti perché ancora ben conservati e strutturati. La scoperta della presenza dei fossili e la descrizione della struttura geologica è avvenuta da un centinaio di anni.

La facile accessibilità al sito ha fatto in modo che si recuperassero e analizzassero molti reperti, come piante, ossa, orme di sauri e molluschi. La ricerca non è finita, infatti ancora oggi gli scienziati vi stanno lavorando, perché l’erosione continua e porta allo scoperto nuove tracce di un mondo antichissimo. Per chi volesse approfondire la conoscenza della formazione geologica di questa gola basta entrare nel sito del GEOPARC.

Proseguendo sui sentieri si può arrivare anche alla vista del Corno Bianco (2.313 m) nella sua parte posteriore. Arrivare in vetta, dal Passo degli Oclini, è facile e da lassù si gode di una vista panoramica mozzafiato. La montagna è composta da pietra chiara, la vetta da dolomia.

Lascia un commento