Di cascate in Islanda ce ne sono a centinaia tutte più o meno “assaltate” dai turisti ma solo alcune hanno delle peculiarità davvero interessanti, almeno per me. Iniziamo da quelle più visitate. Percorrendo la route 1 si arriva alle cascate di Seljialandsfoss e Gljufrabuifoss.
La cascata di Seljalandsfoss è circondata da un ambiente naturale di un verde spendente costellato da pecore. Questa cascata alta 65 metri origina dal ghiacciaio Eyjafjallajökull, i suoi spruzzi formano un laghetto di un blu intenso dove quando splende il sole si forma l’ arcobaleno. La vera particolarità e la sua notorietà consistono nel fatto che questa cascata può essere vista a 360 gradi, infatti un sentiero umido è scivoloso ci porta dietro la caduta dell’ acqua, dove la vista è mozzafiato.



Camminando sul sentiero, di circa un chilometro, che si inoltra sulla sinistra guardando la cascata di Seljalandsfoss si arriva ad un’ apertura nella roccia e si scorge la cascata di Gljufrabuifoss.
Entrando in questa spaccatura si apre una piccola gola. Non è molto visitata per due motivi, il primo è nascosta alla vista fino anche non si arriva davanti alla fessura, il secondo è che si deve mettere in conto di bagnarsi sia entrando che sostando nell’antro dove cade l’acqua. Dopo un salto di una quarantina di metri l’acqua si infrange davanti


ad un grosso masso che viene usato come soggetto di fotografie. Guardando verso l’altro si vedono il cielo e le pareti di questa grotta, nere e ricoperte di muschio, una delle cascata più caratteristiche e più interessanti dell’ intera Islanda. Proseguendo sempre sulla route 1 dopo trenta chilometri arriviamo al parcheggio della cascata di Skogafoss, facilmente visibile dalla strada.
La prima impressione è la sua imponenza anche da lontano, 62 metri di altezza per 30 di larghezza e non a caso viene chiamata la cascata perfetta. A destra della cascata si inerpica una scalinata di circa 700 gradini che porta al culmine della cascata e a pochi passi dall’inizio del salto, da lì la vista è incredibile anche sulla vallata e la costa sud. Interessante anche il mito che la circonda, si dice infatti che dietro la cascata ci sia nascosto un tesoro di monete d’oro e che i suoi riflessi si possano vedere quando il sole colpisce gli spruzzi di acqua.

Si dice anche che abbia dei poteri magici, chi si bagna con le sue acque ritrova un oggetto perso.

Sempre rimanendo sulla route numero 1 numero si arriva al parco di Skaftafell, dal parcheggio ci si inerpica su un sentiero alquanto accidentato che ci porta alla cascata di Svartifoss.
Si tratta di una cascata molto attraente, non per la sua portata o la sua altezza, ma perché circondata da colonne nere di basalto, di origine vulcanica, per questo particolare è conosciuta anche come “cascata nera”.

Prima di giungere alla cascata di Svartifoss, deviando dalla route 1 sulla 206 ad un certo punto si trova un bivio, girando a sinistra si percorre, solamente con un’ automobile 4×4, la F206, la prima strada arriva al parcheggio da dove si vede la fine del fiordo mentre la seconda all’inizio del canyon di Fjadrargljufur. Questo canyon è profondo un centinaio di metri e può essere percorso anche su un sentiero che si snoda tra i due parcheggi quindi, quando sono arrivato non era possibile per le troppe piogge che erano in corso. Il canyon si è formato milioni di anni fa, ma, prima che Justin Bieber producesse un video, era sconosciuto ai più. Ci sono raccomandazioni di non scavalcare le recinzioni che delimitano il sentiero per non modificare l’assetto naturale, infatti i colori verde del muschio che colonizza le pareti, il blu dell’acqua e del cielo ed il bianco effervescente della cascata si mischiano in un’alternanza spettacolare.



Prima di arrivare al lago di Mytvan dalla route numero 1 si devia verso destra e si imbocca la strada la 864 completamente sterrata e dopo una trentina di chilometri si arriva al parcheggio della sponda est del fiume Jökulsá á Fjöllum, che è uno dei più lunghi fiumi islandesi, e che forma le cascate di Selfoss e di Dettifoss, in ordine del suo scorrere, queste due cascate si possono vedere anche dalla sponda ovest usando la 862 molto più agevole, sempre una deviazione dalla route numero 1. Entrambe sono formate dal fiume Jökulsá á Fjöllum proveniente dal ghiacciaio Vatnajökull, è un fiume molto lungo, quasi duecento chilometri ed è veramente impetuoso.
La prima non è molto alta e cade formando un ferro di cavallo, che il vapore spesso nasconde a seconda della portata quotidiana, con molti salti dalle rocce accanto. Da qualsiasi parte la si voglia osservare per vederla si deve camminare per circa quindici minuti lungo un sentiero che la collega alla cascata di Dettifoss. per vedere questa cascata dalla sua parte ovest si deve percorrere un sentiero lavico ben segnalato mentre dalla parte est il sentiero è più impervio e meno segnalato. La cascata di Dettifoss ha una portata strabiliante, la più imponente d’ Europa, è larga 100 metri e fa un salto di 45 che va allungandosi annualmente data la sua forza erosiva.




A mio personale parere dalla sponda est si ha maggior impressione della forza di caduta dell’acqua, mentre da quella ovest si ha una veduta più ampia. Ci si può avvicinare al salto da entrambi i lati, ma è indispensabile molta prudenza perché le lastre basaltiche sono bagnate e quindi molto scivolose. Nel nord dell’ isola, dopo aver lasciato il lago Myvatn troviamo una deviazione dalla route numero 1 per arrivare alla cascata di Godafoss , due parcheggi e quindi due modalità di osservare la cascata, in verità tre perché oltre che dall’alto ci si può avvicinare anche dal basso.
La cascata degli Dei, così è soprannominata, non è nota per il suo salto, anche se il suo arco assomiglia molto alla cascata del Niagara sponda canadese, o per la sua larghezza, bensì per le leggende che la circondano e che le danno il nome. La prima racconta che verso l’anno mille l’oratore della legge Lagosumatur, dopo

essersi convertito al cristianesimo, salì sul culmine della cascata e lasciò cadere tra i flutti gli idoli pagani lasciando ad ogni membro della sua tribù la scelta di che religione seguire. La seconda individua i tre rami nella sacra triade di Odino, Thor e Freyr. Visitando i fiordi dell’ovest non ci si può dimenticare di arrivare alla cascata di Dynjandi. Arrivarci non è per niente semplice, si deve percorrere la ruote 60, dal bivio di Flókalundur, per una sessantina di chilometri di strada sterrata tra andata e ritorno con buche e magari lavori in corso, dipende dalla stagione, ma quello che ci aspetta è senza ombra di dubbio da non perdere.
Non solo la cascata, ma anche il paesaggio che si incontra, è godibile vista anche l’ andatura che per forza di cose deve essere alquanto lenta. Il parcheggio è gratuito così come i servizi igienici. La cascata ha un dislivello di circa cento metri ed è un susseguirsi di sette salti ognuno con un proprio nome e tutte magnifiche, come la vista panoramica sul fiordo. Il percorso è facilitato da una passerella che arriva fino alla base della cascata tutte le sette cascate possono essere ammirate anche dal parcheggio o da una delle panchine, poste lungo il sentiero, dove potersi sedere e contemplare in tranquillità questo spettacolo della natura. La sua caratteristica è la presentazione che a detta di molti assomiglia ad un velo di sposa, che si allarga e si distende lungo la montagna.




Di seguito alcune altre cascate che si possono vedere direttamente dalla strada che si percorre.






Poi ci sono cascate anche molto interessanti e caratteristiche che non ho visitato per esempio Hengifoss, per arrivarci dal parcheggio ci vogliono tra i 40 e i 60 minuti di cammino e capite che se piove si passa oltre.