
Che dire del tempo? E’ mutevole per natura, ma in Islanda ho assistito a cambiamenti così repentini che si stenta a credere che ci siano quattro stagioni anche qui. Il clima è un clima temperato, non fa solo freddo ma la temperatura può scendere passando molto rapidamente dai 12-13° gradi a 0° anche in Settembre, perché qui si incontrano l’aria della corrente del Golfo e quella Artica. Non si deve neanche dimenticare che l’Islanda è sopra un punto caldo della Terra.
Cosa portare in valigia? L’unico indumento da non dimenticare è il costume da bagno! Rilassarsi nelle “pozze” di acqua calda non ha prezzo e quindi non si può rischiare di perdere questa possibilità. Chiaramente anche un asciugamano o accappatoio sono indispensabili, meglio se in microfibra per occupare meno spazio in valigia. Altrettanto indispensabile è una giacca a vento impermeabile, serve quando si visitano le innumerevoli cascate anche se c’è il sole, ma, soprattutto, perché molto spesso le avversità sono la pioggia e il vento. Il vento è costante, infatti si deve fare attenzione a sporgersi da un’ altura, e condiziona con la sua direzione e la sua forza anche il mare e soprattutto le sue onde. E’ consigliabile consultare giornalmente le condizioni climatiche sul apposito sito e i segnali sulle spiagge, in primo luogo quelle nere a sud, non sarebbe la prima volta che qualche persona ci rimette la vita. Io penso di aver vissuto la giornata peggiore proprio con poca pioggia, ma con un vento così impetuoso e forte che faticavo a stare fermo in piedi. Ritornando a cosa mettere in valigia, in qualsiasi stagione un berretto di lana per ripararsi le orecchie e poi biancheria, pile, maglioni, per cambiarsi spesso, calzetti e scarpe tecniche se si ha intenzione di fare trekking, ma ricordatevi che per vedere certi angoli turistici si devono comunque percorrere sentieri non semplici, perché magari scivolosi o ripidi. Questo sito può dare un’idea molto articolata di cosa si può presentare nelle diverse stagioni islandesi.


La pioggia, anche se disturba, porta due vantaggi: non si trova molta gente in giro ed esalta i colori della natura, soprattutto il verde.


Alla fine di Settembre, che coincide con l’inizio dell’autunno, il mix di colori diventa più evidente, infatti si passa repentinamente dal verde estivo al giallastro autunnale al nero lava della strada al bianco del ghiacciaio, all’azzurro del cielo o al suo grigio quando piove, o al rosso intenso del tramonto.


Anche gli eventi sono mutevoli basta pensare ai vulcani, in media, eruttano ogni tre o quattro anni. Quest’ anno un piccolo vulcano poco distante da Reykjavik, il Fagradalsfjall ha iniziato ad eruttare il 19 marzo dopo un lungo periodo di quiescenza, circa 800 anni, ed è ancora in uno stato di attività. Filmati e fotografie di questa eruzione ne trovate in quantità sui social media. Alcune eruzioni come in questo caso possono essere viste in sicurezza anche da vicino, altre no perché emettono gas velenosi, lapilli e cenere. Così come le eruzioni in Islanda anche i terremoti sono abbastanza comuni, quest’ isola si trova sul punto di congiunzione delle due placche tettoniche, quella la nord-americana e l’euroasiatica, questa spaccatura si può vedere molto bene al Parco di Thingvellir di cui parlerò in seguito. Sono anche il preliminare delle eruzioni vulcaniche e i vulcani attivi in Islanda al momento sono trentuno. Questi movimenti tellurici solitamente sono di lieve entità, ma costanti. La prima cosa che mi hanno detto quando ho noleggiato l’ automobile è stato: “non pensare di fare guadi, perché c’è troppa acqua in questo momento” infatti consultando le previsioni meteorologiche prevedevano pioggia, ma soprattutto descrivevano un’ alluvione in corso quindi quella zona era in concreto impraticabile.