L’ISLANDA MUTEVOLE (1° parte)

Di un viaggio in Islanda si può parlare in molti modi, quello che ho scelto si concentra su alcuni aspetti che, a mio parere, sono cruciali per visitare il Paese.

Partiamo dalle strade: esiste una strada principale, aperta tutto l’anno, che compie un periplo dell’isola ad esclusione dei fiordi dell’ovest, è la Ringroad (contrassegnata col numero 1). Sono tre le tipologie di strade, dalle meglio percorribili alle più difficoltose, le cosiddette Pavel roads cioè le strade asfaltate, come la quasi totalità della Ringroad e le strade principali che si dipartono da essa, Su queste strade si viaggia tranquilli anche in condizioni di pioggia o altre intemperie, di contro però sono molto trafficate. Ci sono poi le Gravel roads, sono strade non asfaltate, che coprono la maggior parte dell’isola e la loro pavimentazione può presentarsi variabilmente in buone condizioni, ma spesso anche in condizioni estreme con serie di buche anche di grandi dimensioni. Infine si possono percorrere le cosiddette F roads che sono agibili solamente con macchine 4X4; solitamente sono aperte da maggio a fine settembre, sono poco trafficate e offrono panorami inconsueti e incantevoli, perché attraversano le valli interne. Qualora si decidesse di percorrerle è necessario controllare il loro stato attraverso il sito road.is da cui si possono avere anche informazioni sulle condizioni del tempo nei vari distretti islandesi. La segnaletica è comunque sempre scritta in lingua inglese e facilmente intuibile, ovviamente ci sono dei limiti di velocità diversi a seconda della strada che si percorre ed è meglio rispettarli, anche perché ogni auto della Polizia è dotata di autovelox e le multe sono alquanto pesanti.

Viaggiando in Islanda bisogna tenere a mente di non rischiare di avere poca benzina, data la distanza fra i distributori nelle zone meno abitate. In Islanda i distributori delle varie marche sono aperti quasi sempre 24 ore su 24, spesso non sono serviti e quindi si deve pagare con carta di credito o debito, una buona abitudine è quella di avere sempre il serbatoio pieno o quasi. Talvolta si possono incontrare anche situazioni particolari come quella in fotografia.

Due indicazioni tra la particolare segnaletica esistente in Islanda sono frequenti, il primo cartello indica una attrazione turistica, il secondo la locazione di una piscina strutturata o naturale dove c’è la possibilità di immergersi in acqua calda.

A proposito degli hot pots (sorgenti calde), se ne possono trovare di qualsiasi tipo, dalle piscine attrezzate a quelle naturali dove a costi di entrata molto bassi ci si può immergere in vasche con diverse gradazioni dell’ acqua, solitamente se ne trovano di tre tipi, una da 40 a 42 gradi, una da 38 a 40 gradi e una con acqua molto, ma molto, fredda tra i 4 e gli 8 gradi. Molte sono attrezzate anche con un bagno turco e una piccola piscina di 25 metri dove nuotare in tranquillità, consigliabile frequentarle nei giorni feriali perché il sabato e la domenica si riempiono di famiglie del posto.

Volontariamente ho evitato la Blu Lagoon e quella del nord, la Mývatn Nature Baths perché molto spesso sono prese d’ assalto da frotte di turisti, inoltre il prezzo è quasi proibitivo ed è utile prenotarsi. In una giornata di pioggia mi sono recato alla Secret Lagoon (Gamla Laugin) che è aperta tutto l’ anno anche nei mesi invernali, è meno frequentata, facilmente raggiungibile da Reykjavik o quando si visita il Circolo d’ Oro. E’ la piscina più antica d’ Islanda essendo stata costruita nel lontano 1891, è rimasta semplice e si scorgono alcuni geyser che la alimentano e zampillano ad intervalli alquanto regolari. L’ acqua arriva a circa 40 gradi, ci sono docce e un piccolo snack bar. Un incontro molto particolare con la natura che consiglio a tutti.

Altro “luogo” caldo in cui immergersi è il Reykjaladur, un fiume termale, abbastanza frequentato perché conosciuto e facilmente raggiungibile dalla capitale.

Si percorre la statale n° 1 e si arriva al paese di Hveragerði e da lì al parcheggio, poi con una camminata di circa quaranta minuti che attraversa una valle stretta dove si vedono sfiati di vapore, solcata dal fiume e dalle sue cascate e si arriva finalmente in una zona con passerelle e paraventi in legno per cambiarsi. La temperatura dell’ acqua è di circa 40 gradi, il problema è uscirne soprattutto quando il clima è ventoso e freddo. L’ esperienza però è da provare.

Esiste poi un altro tipo di hot pot, delle vere e proprie pozze d’acqua calda, sui social trovate anche la mappa della loro ubicazione.

Sono sparse un po’ per tutta l’Islanda, una che ho trovato molto caratteristica è situata nei fiordi occidentali e precisamente a Bjarkarholt. Una pozza naturale con vista sul fiordo che si apprezza molto dopo una giornata dedita ad esplorare le bellezze di questa parte di Islanda, oppure in attesa del traghetto per Stykkishòlmur. Al di là della strada si può soggiornare in una guest house speciale per la simpatia e la tolleranza del proprietario.

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